Pensieri (non) miei: Omaggio alla Catalogna

«Per quanto all’epoca si imprecasse, in seguito si è compreso di essere stati in contatto con qualcosa di strano e prezioso: avevamo vissuto in una comunità dove la speranza era più normale dell’apatia e del cinismo, dove la parola “compagno” indicava vera solidarietà e non, come nella maggior parte dei paesi, un’impostura. Avevamo respirato aria di eguaglianza. Sono ben consapevole che al giorno d’oggi vada di moda negare che il socialismo abbia qualcosa a che fare con l’eguaglianza. In ogni paese del mondo un’enorme tribù di burocrati di partito e di leccati professorini si dà molto da fare per “provare” che socialismo non significa altro che un capitalismo di stato pianificato in cui rimanga intatta la motivazione dell’avidità. Ma per fortuna esiste anche una visione del socialismo molto diversa da questa. Quel che attrae la gente comune verso il socialismo e la rende disposta a rischiare la pelle per esso, la “mistica” del socialismo è l’idea di eguaglianza; per la maggior parte della gente il socialismo significa una società senza classi oppure non significa niente».
George Orwell, Omaggio alla Catalogna, Oscar Mondadori, pp. 85-86

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Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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