Roma k.o. Duka e Marco Philopat

roma_koEsistono libri e libri. Ci sono quei libri scritti bene e interessanti. Ci sono libri scritti bene e orrendi. Ci sono libri scritti insomma ma che ti ritrovi ad amare perché parlano in qualche modo di te.

Quest’ultimo è il caso di Roma k.o. Non è un libro ben scritto. Ma non importa in questo caso. O meglio, importa nella misura in cui non è un libro per tutti. E’ uno di quei libri che sapresti a chi regalare, perché solo chi ha vissuto e condiviso con te una stagione politica potrà davvero apprezzarlo.

E’ un libro di racconti e di stagioni. Racconti e stagioni tenute insieme dall’amore, dalla droga e dall’odio di classe. Nasce nelle perifierie e tenta di impadronirsi dei “centri” (tra virgolette lo capirete solo leggendo il libro). E’ la storia di una, di diverse, generazioni politiche. E di quello stesso – triplice – comune denominatore.

Parte da lontano. Dagli anni ’70. Anni lontani che la mia generazione può guardare solo per capire dove siano certe radici. Ma poi arriva agli anni del G8 di Genova ed è lì che invece la mia generazione, chi ha cominciato a fare politica in quei mesi, può trovare se stessa, quei discorsi, quelle passioni, le lotte. Al G8 finisce. Finisce nonostante in tanti, negli anni a venire, si sia provato a fare qualcosa. A sgomitare. A costruire. Ma in effetti qualcosa lì si è fermato e forse ancora non si è riusciti a mettere in rete quelle energie da cui ripartire.

Due passaggi, legati alla mia militanza mi sono segnato.
Il primo è questo:
“Ohh, è arrivato er Piotta!”
“E chi è il Piotta? Il rapper?” chiede Morgana al Duka.
“Nooo! Er Piotta è Paolo Cento, deputato dei Verdi, il negoziatore…”
“L’ultima volta che ho visto negoziare il Piotta” dice sorridendo il Duka “è stato in via Tolemaide a Genova nel 2001”.
Mi ha fatto sorridere, anche se quello che accadde dopo quella negoziazione non fa proprio sorridere. Comunque sorridere perché per me Paolo Cento molto è legato a quegli anni e a quegli episodi. E molte volte c’erano uscite di questo tipo durante riunioni e incontri.

Il secondo passaggio invece è questo:
“Se parli del movimento No Global italiano sono d’accordo con te, ormai si è dissolto, però bisogna capire che cazzo è successo nel 2003, quando il corteo è stato cammellato da Rifondazione e siamo rimasti soli davanti a un esercito di guardie…”
“Ma quando?”
“Il 4 ottobre all’Eur, per il vertice Ue. Sulla questione dei violenti e non violenti, hanno voluto rinnegare Genova e pure tutta la storia della lotta di classe… ‘Fanculo! Brigata Lepri si dovevano chiamare, non Partito della Rifondazione Kommunista”.
Il pezzo poi continua e anche il proseguo è interessante.
Quella manifestazione fu una delle più “cattive” a cui partecipai. Ricordo – avevo 20 anni – di averla passata praticamente tutta a fare il cordone di apertura. Erano quasi tutti compagni toscani. Davanti a noi c’era qualche organizzatore – ricordo Bernocchi. Poi solo la polizia. Ricordo la bruttissima sensazione (erano gli anni del post G8 e la tensione, la paura, erano presenti) salendo dal laghetto dell’Eur fino all’obelisco. Tutte le vie che si affacciavano sulla Cristoforo Colombo erano chiusi da cordoni di polizia, carabinieri, finanza. Ricordo che pensai “se decidono di caricare ho dietro tutto il corteo, davanti e ai lati solo polizia. Sono cazzi”. Arriviamo nella piazza dell’obelisco. Zona rossa. Si prova a sfondare. Cariche. Ricordo la sensazione di vedere la polizia – anzi era la finanza – a non più di 5 metri da me corrermi contro a manganelli spianati. Ricordo la corsa a perdifiato lungo il muro di cemento che separa le corsie della Colombo. Una corsa ad ostacoli. Infatti, a tenere insieme le due parti di cemento ci sono delle giunture in acciaio che andavano saltate.
Ricordo le discussioni all’interno del Partito (ero un iscritto – sempre eterodosso – a Rifondazione). Ricordo il dibattito sulla non violenza. Io ero contrario. Non alla non violenza in sé. Ma alla non violenza intesa come sempre e comunque.

Questo libro è una storia dove ognuno ci può buttare dentro le sue storie. Aiuta una narrazione comune. E la narrazione comune serve sempre, per capire dove si è, con chi si è e chi si è.

Roma k.o. Romanzo d’amore droga e odio di classe, Duka e Marco Philopat, Xbook, € 16, pp. 220

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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