Uomini e caporali

In questi giorni, da una parte con Antigone e dall’altra come Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili (CILD), siamo impegnati su un doppio fronte: la tutela della salute di chi si trova in carcere e la necessaria regolarizzazione di chi lavora nei campi, da anni, senza avere un documento valido per rimanere in Italia (a tal proposito il consiglio sono due dirette on-line che ho avuto il piacere di moderare, su carcere e diritti dei braccianti). Un doppio fronte sul quale si assiste a prese di posizione ideologiche, vendicative, cieche.
Mattia Feltri, nel suo ‘Buongiorno’ pubblicato su La Stampa di ieri (9 maggio 2020), riesce a fotografare al meglio queste “opposizioni”.

Lo riporto qui di seguito, sperando che al giornale nessuno se ne abbia a male (ho aspettato apposta un giorno per evitare di ‘rubare’ lettori).

Uomini e caporali

Alessandro Morelli, leghista di notevole estro, ha detto che è uno sbaglio
regolarizzare gli immigrati impiegati nei campi, in nero e a tre euro l’ora: se
costassero di più, con tanto di implicazioni fiscali, nessuno li assumerebbe e
li ritroveremmo in mezzo a una strada.

L’idea che a zonzo e senza un quattrino danno fastidio, e schiavizzati sono
almeno utili a tirar su l’insalata per la nostra cena è piuttosto condivisa, e sta
ispirando la soluzione del governo, dove sembra prevalere la sana sapienza
dei cinque stelle, i probi, gli onesti, i puri, i portatori dell’incorrotta
semplicità popolare: regolarizziamo ’sta gente per uno o due mesi,
facciamogli raccogliere ’ste quattro angurie e poi arrivederci.

E’ un nuovo tipo di trasversalità che, silente e inesorabile, congiunge destra e
sinistra restituendo il Paese a una concordia carsica, riluttante a riconoscersi in un’epifania amorosa. Ma c’è, prendete i famosi 376 boss provvisoriamente
scarcerati da Bonafede (vi sfugge la strabiliante comunione nel dichiarare il
ministro mozzaorecchi non abbastanza mozzaorecchi?). Quelli al 41bis, cioè
ristretti al carcere duro per mafia, sono tre, quelli nemmeno mai processati
sono centoventi, quelli non ancora condannati in via definitiva quasi
duecento, alcuni sono vecchi, hanno il cancro, sono a pochi mesi dal fine
pena, ma tuttavia è un’offesa alla morale del caporale collettivo che eccita
questo tempo. Li si risbattano al gabbio, dice la retta coscienza nazionale.
Eccola la chiave: siamo diventati una comunità di caporali. Caporali di
destra e caporali di sinistra che non sanno più vedere dov’è un uomo.

Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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