L’oro del re non luccica, è sporco!

Chi è passato su questo blog nei due giorni in cui è stato nella colonna di destra (uno per la lettura e uno prima di passare ad un’altra lettura) avrà potuto notare cosa stessi leggendo: “La ballata del re di denari” di Yuri Herrera, pubblicato da “La Nuova Frontiera“.

E’ la prima volta che su questo “non-luogo” parlo di un libro (non dell’argomento libri, ovvio), ma ne ho sentita la necessità. In parte per le mie origini di lettore. Sono infatti nato con Luis Sepulveda e il mio amore per la letteratura breve sudamericana non è mai tramontato, anche se ultimamente era sopito da questa mia seconda vita in fervente credente nei noir. E dunque questo straordinario romanzo mi ha probabilmente riavvicinato a questi miei primordi.
Ma non può essere ovviamente solo questo. Ed infatti non lo è.
“La ballata del re di denari” ti rapisce. Dalla prima riga sei proiettato nella storia: cammini per le strade; ascolti l’Artista cantare corridos nelle cantine; vedi gli sfarzi del palazzo; senti i profumi e gli odori. Le pagine scorrono e finché non ti ritrovi davanti alla quarta di copertina non puoi uscire dalla trance (che nel mio caso mi sta portando a chiedermi ancora se il treno si sia o meno fermato a Firenze SMN).
Yuri Herrera è capace di fotografare la realtà. Ma questo lo fanno molti scrittori. Quello che lui fa è riuscire a fartela vivere. E’ capace di farti sentire i sentimenti dei protagonisti come se fossero tuoi. Da qualche parte avevo appuntato che più che un romanzo appare una prosa. Ma quello che sia, sia. Da ieri entra nella cerchia dei libri da consigliare e da regalare.

Non posso chiudere senza una menzione. La traduzione è di Pino Cacucci. Autore che non smetterò mai di amare per “Tina” (uno di quei libri che se li leggi da adolescente possono cambiarti la vita e aprirti occhi e testa). Capace – ed anche qui non è una cosa da tutti i traduttori – di mantenere inalterate tutte le sensazioni e le sfumature di questo romanzo.

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Per la cronaca. L’ho letto mentre ascoltavo “Diario Mali” di Ludovico Einaudi & Ballaké Sissoko. Album stupendo che inizia con la stupenda “Laissez moi en paix

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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