Mi pigliassi pu culu?

Vorrò essere ricordato, quando non ci sarò più, come un alfiere della lotta all’idiozia della burocrazia. Tema più volte associato all’università ma che per questo post colpisce un altro settore del nostro fantastico stato.

“Gentile utente,
con questa lettera la Motorizzazione porta i propri sportelli a casa Sua, per aggiornalrLE, a domicilio, la patente di guida.
[…]
Grazie a questa iniziativa Lei, per assolvere a tale obbligo, non dovrà presentarsi né fare domanda presso nessuno sportello della Pubblica Amministrazione”.

Questi sono due passaggi della lettera arrivatami l’altro ieri con cui il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Direzione Generale per la Motorizzazione mi ha mandato a casa il tagliandino da applicare sulla mia patente per il rinnovo della stessa da qui ai prossimi 10 anni.

Un bel servizio si dirà. Certo, se ci fermasseimo qui. Ma facciamo storia.

Il 16 gennaio, una settimana prima della scadenza, vado a fare la visita per il rinnovo della patente. Tutto ok. Mi danno un foglio che dovrò conservare e mostrare in attesa del tagliando. No problema penso io! Passano i giorni, le settimane e si fanno mesi. Intanto il foglio – troppo grande da mettere nel portafogli (è un A4 piegato in più parti) – finisce in borsa. Già, ma c’è una borsa di lavoro e una borsa per la vita privata. E dunque a volte capita di girare senza. Cosa che, se fermato, potrebbe portare a sgradevoli provvedimenti. Del resto senza quel foglio è come avere la patente scaduta. Così, dopo circa 4 mesi, i primi di maggio chiamo il numero verde della Motorizzazione. La ragazza dall’altra parte del telefono mi dice che il tagliando era stato spedito il 27 aprile. Aggiunge anche che il mio indirizzo però era stato scritto a cavolo (???) e che ora lo avrebbe aggiustato e mi avrebbe fatto un nuovo invio.
Così, verso metà maggio (dopo soli quattro mesi dalla visita) ricevo finalmente il mio tagliandino e posso liberarmi del foglio della visita, divenuto ormai quasi macero.
L’altro ieri nella cassetta delle lettere trovo un’altra busta. All’inizio penso ad una multa. Poi mi calmo e ricordo che le macchine che uso sono intestate a mio padre e quindi eventuali multe sarebbero arrivate a lui. La apro e rieccola lì. Non so se si tratta del primo invio arrivato dopo un mese e qualcosa o del secondo, arrivato dopo un mese preciso. Fatto sta che ora ho due fantastici tagliandini. Grazie ancora per la vostra straordinaria efficienza!

Il titolo del post da questo bellissimo pezzo di un film che ho amato: “La fame e la sete” di Antonio Albanese.

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Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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