L’odissea

Post annunciato più di qualche giorno fa su twitter e che finalmente trovo il tempo di scrivere.

Il 28 aprile a Roma c’è stata la bicifestazione #salvaiciclisti. Ovviamente, con un mio amico, siamo andati. E’ stata una bellissima giornata di belle sensazioni. Mai visti i Fori Imperiali così belli nei miei precedenti (quasi) 29 anni.

Ma l’argomento del post non è questo, anche perché (ancor più considerando che sono un giornalista) sarei talmente in ritardo che la cosa sarebbe a dir poco terribile!
Quello di cui si parla è qualcosa che è accaduto a latere della bicifestazione. Per arrivare ai Fori Imperiali infatti da Pomezia sono stati necessari diversi spostamenti. La stazione della città dista circa 10 km dal centro abitato. Il primo spostamento è stato fatto in macchina. E non tanto per la distanza ma per la strada che induce all’omicidio di ciclisti. Poi treno regionale.
Ed è questa l’odissea di cui si parla.
Una settimana prima della bicifestazione ero andato a Roma col treno per motivi di lavoro. Non funzionando la macchinetta automatica dei biglietti avevo cercato il capotreno per farlo. Con l’occasione le chiesi (era una capotrena) come funzionava per le bici. Mi disse che bisognava fare un biglietto extra da 3,50 € valido tutto il giorno.
Così sabato 28 saliamo sul treno e mentre il mio amico controlla le bici, io vado a cercare il capotreno (la macchinetta era ancora rotta). Lo trovo tre carrozze più avanti mentre controllava i biglietti.
Mi avvicino e gli dico che ne devo fare due. Lui prontamente mi usa come esempio perché la multa che stava emettendo era ad una ragazza che non era andato a cercarlo pur se sprovvista di biglietto. Già di per sé la cosa mi ha fatto incavolare. Mai, e dico mai, nella mia vita ho voluto essere un esempio e un termine di paragone. Ho sempre tentato accuratamente di evitare che le persone potessero dire, lui si che è un bravo ragazzo; lui si che si impegna; ecc. La cosa mi disturba e non poco.
Ho quindi scrollato le spalle e, su suggerimento del capotreno che mi ha detto di aspettarlo che arrivava, sono uscito sullo slargo che c’è sui treni a due piani dove gli stessi confluiscono in prossimità delle porte di uscita. Il treno fa una fermata e riparte. Quasi all’altezza di Termini, dopo 10 min. ad aspettarlo, constatando che il tizio si era probabilmente dimenticato di me, decido di tornare indietro. Al penultimo vagone mi blocco. Qualcuno, nel fuggi fuggi scatenato dalla vista del controllore, aveva manomesso la maniglia di una delle porte che collegano i vagoni. Così che lo stesso non avrebbe potuto continuare il suo giro e, una volta arrivati a Termini, sarebbe stato troppo tardi.
Arriviamo quindi a Roma, scendiamo dal treno e, nonostante la buona volontà, ci è stato impossibile dare i nostri 10,80 € a Trenitalia!
Bicifestazione, passeggiata in bici, birra.
Poi c’è il ritorno. Questa volta compriamo i biglietti per noi e li timbriamo. Arriviamo alla testa del treno e chiediamo al tizio nel locomotore se possiamo fare con lui i biglietti della bici. Con poca genitlezza ci chiede se abbiamo i biglietti per noi e mostratiglieli ci chiede perché non avessimo fatto anche quelli per le bici. Semplice, ripondo io, li abbiamo fatti ad un giornalaio che quelli per le bici non li aveva. Ci chiede dove dobbiamo scendere e, appurato che la nostra fermata era Pomezia, la prima, ci dice di salire e che non faceva nulla. Ci accomodiamo sul treno e stiamo per mettere le bici nell’apposito vagone. Ci dice che non c’è bisogno tanto scendiamo subito e di lasciarle in corridoio. Poi chiama l’altro tizio dicendogli di noi. Il treno parte e dopo pochi istanti arriva anche quest’utlimo. Ci chiede se le bici sono nostre. Si, è la risposta. A quel punto chiede ancora perché le avessimo lasciate in corridoio e non nell’apposito vagone. Ce l’ha detto il capotreno perché scendiamo a Pomezia, rispondo io. Il capotreno sono io, quello è il macchinista fa lui con un risentimento che non avrebbe avuto neanche un astrofisico scambiato per il cuoco di una mensa che serve pasta scotta. Ce l’ha detto il macchinista ribadisco io, deridendolo con sottile ironia. E i biglietti? Come spiegavo al macchinista non li abbiamo trovati e dovremmo farli. Quelli per voi li avete? Certo! Glieli porgiamo. Per le bici potete fare anche altri due biglietti come questi da 1,90 €. Ma non ci sono dei biglietti da 3,50 €? Quelli sono giornalieri, riponde lui, ma per un viaggio solo basta farne anche uno di questi. Ah, grazie, buono a sapersi. Arrivederci. Arrivederci!

Arriviamo a Pomezia, scendiamo, salutiamo il capotreno. Il treno riparte. Ricarichiamo le bici in macchina. Torniamo a casa dopo una splendida giornata!

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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