Ecco perché non andrò più ad una fiera del libro

In questi giorni a Roma è in corso la Fiera della piccola e media editoria. Un appuntamento immancabile per me, fino a due anni fa.
Negli anni ho partecipato a tante fiere del libro, questa di Roma, ma anche quella internazionale di Torino. Ma dall’anno scorso ho deciso di non andarci più.

In un mondo dove tutto è veloce, dove tutto è merce, tutto è consumo, per me un libro è un luogo di rifugio. È riappropriarsi del tempo. È fermarsi e poter stare fermo per ore. È poter stare a casa sul divano in un’attività che di produttivo (nel senso di Pil, soldi) non ha nulla. Salvo certo l’acquisto del libro, sempre che sia stato acquistato e non sia un prestito o un passaggio da genitori a figlio.

Allo stesso modo è riappropriarsi del proprio tempo entrare in una libreria, mettersi a guardare i libri, sfogliarli, annusarli, senza che mille mani siano intorno a te pronte a prenderlo e mille persone lì in attesa che tu ti sposti per avere il loro turno in prima fila davanti al banco. È riappropriarsi del proprio tempo parlare con il libraio. Di libri e di autori certo, ma anche di quanto accade lì fuori. Non essere stretto fra stand, case editrici, dove troppo spesso quei libri lì esposti diventano blocchi di carta e non storie, racconti. Alcune belle, altre brutte, ma spesso degne di essere raccontate.

È riappropriarsi del proprio tempo anche andare ad una presentazione dove l’autore non è compresso fra tempi e orari. Dove non ha intorno duecento persone che lo costringono (nei casi che conosco posso immaginare con molto dispiacere) a rapporti precari, sbrigativi. Ad una stretta di mano, un saluto, un come stai e poi un altro saluto, un’altra stretta di mano e ancora saluto, stretta di mano un come stai, e via così.

Non andare più ad una fiera è quindi un modo di riaffermare a me stesso l’importanza di questi tempi, di questi spazi, lontani dalla frenesia mercantistica dell’oggi (e delle Fiere).

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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