Antispecismo, sinistra e risposte a obiezioni comuni

Lo ammetto, su facebook seguo la pagina di Potere al Popolo e ogni tanto gli metto anche qualche like. Cosa accaduta anche poco fa con un post nel quale si parla di cambiamenti climatici. Dopo averlo fatto ho continuato a scorrere la pagina e mi sono soffermato sul primo commento in evidenza sotto il post. Questo (sui cui potremmo comunque discutere):

Così mi sono letto anche le risposte al commento.
Non mi sorprendono. So la scarsa attenzione al tema. Quello che mi sorprende in realtà (e ne scrissi anche qui qualche anno fa) non è il fatto che si mangi carne, ma la totale assenza di analisi critica, l’incapacità (e la mancata volontà) di sapersi interrogare, le risposte cariche di luoghi comuni e pregiudizi, tutte questioni di fondo che si creano attorno a questo tema che, a ben vedere, non riguarda solo gli animali, ma l’ambiente, lo sfruttamento dei lavoratori, le disuguaglianze.
A beneficio di tutti, diamo delle risposte ai commenti delle persone che avevano un account che in qualche modo permetteva di vedere cose che loro condividono e che quindi possiamo annoverare al campo della sinistra.

Questo commento in realtà non merita una risposta nel merito. L’accusa di essere radical chic è sempre usato per silenziare proprio il discorso. Solitamente lo si usa per delegittimare l’interlocutore, per non dover affrontare le questioni che pone. Io me lo sento dire quando parlo di migranti, quando parlo di carceri e anche quando parlo di antispecismo. Solitamente condito da frasi tipo “si vede che stai bene economicamente per preoccuparti di queste cose”. E’ bene precisare che con l’80% di quelli che me lo dicono farei uno scambio di beni e proprietà, ci andrei a guadagnare.

A questo commento non è facile rispondere. E’ una risposta completamente scollegata dall’affermazione che la ha generata. Non entra nel merito della questione ed è una frase fatta come un’altra. Comunque si potrebbe dire, ad esempio, che a digiuno ci restano milioni di persone ogni giorno grazie all’opulenza occidentale che si manifesta anche nel mangiare carne. Infatti due terzi della soia prodotta nel mondo (quella che per essere coltivata produce il disboscamento dell’Amazzonia) viene utilizzata per l’alimentazione animale, quando potrebbe sfamare uomini, donne e bambini. Inoltre l’allevamento animale sta portando all’inquinamento dei suoli e delle falde acquifere, nonché all’impoverimento di queste ultime. In un periodo in cui le acque dolci sono in rapido esaurimento consumiamo, per un chilo di carne, 15.000 litri di acqua, quando per un chilo di grano ne bastano mille. Dunque qualcuno forse non solo digiuna, ma neanche beve.

Questi sono due commenti dello stesso tenore. Mi fa sempre specie che venga da sinistra perché è profondamente classista. Su come il consumo di carne sia diventato di massa con l’emersione della classe operaia inglese e come da quel momento mangiarne fosse sinonimo di un avanzamento nella scala sociale ne ha scritto benissimo Jeremy Rifkin in Ecocidio (io ne ho parlato qui) e quindi non mi dilungo.
Ma a tal proposito amo sempre citare un passaggio di Germinal di Emile Zola. Mentre i minatori (sfruttati, abitanti in baracche, alle prese con problemi di salute di ogni tipo e con una vita di stenti), erano in sciopero davanti alla casa del padrone della miniera, lui era a pranzo con degli amici e la moglie, portando a tavola del prosciutto disse “mangiamoci noi questo prosciutto che loro non mangeranno mai”. Safran Foer in Se niente importa spiega come il prezzo della carne sia cresciuto pochissimo nel corso degli ultimi decenni (anche in confronto ad altri beni, auto, case, ecc.). Un fattore dovuto alla nascita e lo sviluppo degli allevamenti intensivi che hanno permesso di aumentare la produzione, mantenendo bassi i costi. Fare solo allevamenti biologici (o non intensivi) significa una disponibilità di carne infinitamente più bassa, quindi costi altissimi e quindi un elemento di divisione di classe (tanto sarebbe appannaggio solo dei ricchi).

Anche questo è un commento che desta un sorriso. Noi non mangiamo gatti e cani ma non ne abbiamo interi branchi che girano per le strade della nostra città. Gli animali “da reddito” sono tantissimi perché noi li costringiamo a riprodursi a ritmi contro natura, viceversa non sarebbero così tanti (non di certo gli oltre 150 miliardi che ogni anno uccidiamo). E comunque si può fare un controllo sulle nascite.

Anche questa è una risposta tipica. Anche se in effetti è una non risposta. Diciamo che non so cosa risponderti, non mi va di pensare alla tua domanda, non mi va di interrogarmi e allora provo a mettere in campo la tua possibile e presunta incoerenza. La mia risposta solitamente è: ok, uso shampoo e auto. Uso facebook e ascolto la radio. Compro vestiti da Decathlon che probabilmente produrrà qualche operaio sfruttato in qualche paese povero. Ho un impatto sul mondo e pur volendo non ne posso fare a meno. Comunque provo a comprare meno vestiti possibili. Provo a non farmi una doccia al giorno. Utilizzo i mezzi pubblici ogni volta che è possibile. E lo ho ridotto attraverso l’attività antropica che più inquina: l’alimentazione carnivora. Te?

Insomma, nessuno pensa di aver ragione e che la propria scelta sia necessariamente la più giusta (oddio, forse io lo penso ma ho grande rispetto per chi fa scelte diverse), ma non barricarsi dietro risposte di comodo e interrogarsi sulle questioni sarebbe utile. Anche perché – e so che potrei offendere qualcuno – spesso queste risposte sono dello stesso tenore di quelle che leggo in giro quando ad esempio si parla di accoglienza dei migranti o di altri temi sensibili.

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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