Davvero è sempre un dovere fare l’abbonamento dei mezzi?

Da qualche tempo chiunque utilizzi i mezzi pubblici a Roma si sarà certamente imbattuto nella pubblicità Atac dove Francesco Pannofino invita a fare l’abbonamento. “Certo che se continuiamo così le cose non cambieranno mai” dice una ragazza nello spot.
Ma davvero è sempre un dovere fare l’abbonamento dei mezzi?  

Personalmente utilizzo mezzi pubblici dal 2002 – con un intervallo importante tra il 2006 e il 2011 – quasi quotidianamente. Prima era il treno Pomezia-Roma, con un’aggiunta di autobus e/o metro. Da quasi due anni al treno si è sostituito il trenino Roma-Lido.

Da sempre mi abbono. Solo durante l’università praticai una doverosa autoriduzione. Doverosa poiché gli studenti che stipulavano l’abbonamento (mensile) solo per Roma avevano una riduzione loro dedicata. Chi invece viveva in provincia – e quindi necessitava di una tessera per due zone – questa riduzione non la aveva. Per noi c’era un abbonamento agevolato che copriva l’anno scolastico – da settembre a giugno. Tuttavia questa era una soluzione comunque troppo onerosa poiché non teneva conto che gli studenti universitari nei mesi di gennaio e febbraio (ovvero in prossimità degli esami) spesso si recano molto poco a Roma e, di conseguenza, in quei mesi non si abbonano. Perché non ci fosse una soluzione mensile agevolata resterà uno dei grandi misteri irrisolti.
La soluzione per compensare a questa disparità incomprensibile era semplice. All’epoca l’abbonamento era in carta e ci si doveva scrivere sopra il mese a penna. Se lo si comprava ad uno sportello Atac il dipendente lo scriveva, se invece lo si acquistava da un qualsiasi tabaccaio alla stazione Termini di certo a questi non importava di perdere tempo a chiederti se era per il mese in corso e a scriverlo. Morale, si aveva un abbonamento in bianco che con la dovuta attenzione e l’uso di una replay poteva essere utilizzato tranquillamente per due mesi.
Come dicevo, una doverosa autoriduzione.

Fatto salvo quel periodo (e finita la mia vita da studente) ho cominciato ad acquistare l’abbonamento a prezzo pieno. Quando utilizzavo il treno da Pomezia di 404 € (per due zone, Roma e la prima cintura della provincia), ora da 250 € (per la sola Roma).

In questi lunghi anni ne ho viste davvero di tutti i colori.
Che per chi usa così tanto i mezzi pubblici viene da pensare possa essere normale. E forse lo sarebbe, ma non quando di tutti i colori è la normalità.
Ogni giorno infatti si fanno i conti con ritardi, con treni e autobus sporchi e vecchi, freddissimi di inverno e caldissimi d’estate perché senza riscaldamento e aria condizionata. Mezzi così pieni che ti viene da pensare se qualcuno, nella sua perversione, abbia contato i minuti di attesa necessari affinché un marciapiede si riempia di persone da stipare poi in un vagone/autobus. Molti avranno presente l’immagine costante di persone che provano ad accalcarsi sperando che la chiusura delle porte li spinga dentro.
Perché non sfruttare fino all’ultimo centimetro cubo si sarà davvero domandato qualcuno?
Poi ci sono le cancellazioni, i mezzi dove mi è capitato dentro piovesse. I vagoni dei treni dove non funzionavano le luci…
Questo un breve elenco di cose con cui ogni giorno combatto, affidando ad Atac un discreto pezzo delle mie giornate, circa 3 ore al giorno 5 giorni alla settimana.

È dunque sempre giusto pagare l’abbonamento quando sai che per 250 € ti sei aggiudicato un anno di disservizi?

“Certo che se continuiamo così le cose non cambieranno mai”. Non lo dice solo la pubblicità, spesso me lo sono sentito ripetere da diverse persone: “se non ti abboni o non fai il biglietto dove si prendono i soldi per migliorare il servizio”.
Nell’ultimo periodo la mia pratica sportiva è piuttosto inesistente ma fino ad un paio di anni fa la piscina era una costante. La casa dove vivevo ne aveva una proprio sotto casa. Se il mio palazzo avesse avuto un portone sul retro a non più di tre metri. Il portone solo sul davanti invece la allontanava fino a 50-60 metri. C’ero già stato diversi anni prima e non mi piaceva. Poche corsie, troppi corsi, troppe persone rispetto agli spazi, poco spazio per il nuoto libero. Decisi così di andare da un’altra parte a circa 3 km da casa – cosa che mi costringeva anche a prendere la macchina.
Se qualcuno alla piscina sotto casa mi avesse detto, “dai, iscriviti, con i soldi del tuo abbonamento miglioreremo i servizi” sono certo avrei risposto “migliorate i servizi e vi prometto che farò l’abbonamento”.

Perché in fin dei conti la questione è questa, si può chiedere a qualcuno di comprare un servizio quando quel servizio non esiste o è fatto male?

Quando sai che quei 5 minuti in più che aspetti la metro, quel treno che viene cancellato, quell’autobus che non passa e con la paletta (o la app) che lo danno a 20 minuti da te, stanno togliendo tempo alla tua vita.
Perché alla fine è questo. Quando ogni mese hai perso una-due ore in disservizi vari, sono una-due che hai tolto alla tua vita, una-due ore che potevi usare per dormire, stare sul divano a non fare niente, stare con la tua compagna, con i tuoi figli… e invece sono una-due ore di cui la compagnia di trasporto pubblico ti ha derubato.

Dunque, torniamo alla domanda originaria, è davvero sempre un dovere pagare l’abbonamento?

P.S. per chi è arrivato fino a qui. Questo post è stato scritto il 20 aprile, di getto, sul trenino dopo che arrivato a Piramide/Porta San Paolo sono stato accolto dalla scritta che mi avvisava della cancellazione del treno e dalla folla sul marciapiede. Tuttavia avevo pensato di farlo morire come una riflessione solo per me.
A convincermi a pubblicarlo sono stati i continui ritardi. Le metro che passano ogni 6 minuti. Per ultimo il trenino che sarebbe dovuto partire alle 18.00 di ieri ma alle 18.05 ancora non era arrivato quello che poi sarebbe dovuto ripartire.

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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