Il Baobab, l’antiterrorismo all’italiana e il fumo in faccia

Siamo stati diverse volte nei giorni scorsi al Baobab. Ci siamo stato con tanti giornalisti internazionali riunitisi a Roma per il The 19 Million Project. Con loro abbiamo potuto conoscere la grande umanità delle persone ospitate in quel centro. Abbiamo conosciuto i volontari, il loro impegno e toccato con mano l’emozione dei loro racconti, l’emozione che, nel caso di Loredana, si è trasformata anche in qualche lacrima. L’emozione di questi mesi di occhi, visi, storie cui hanno restituito sorrisi e dignità nel disinteresse totale delle istituzioni. Le stesse istituzioni che stanotte hanno bussato con violenza inaudita alla loro porta.
Il 13 novembre abbiamo consegnato uno dei Premi CILD per le libertà civili ai volontari del Baobab. A dieci giorni di distanza possiamo dire che mai scelta è stata più giusta.

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Del Baobab tutti sanno tutto. Tutti sanno ad esempio che, da prima dell’estate, il centro accoglie, da riparo e rifugio a migliaia di migranti. Che ha potuto farlo solo grazie al grande lavoro dei volontari (a proposito, qui il loro comunicato su oggi), alla solidarietà di centinaia di cittadini romani che lì hanno portato vestiti, cibo e tutto ciò che poteva essere utile. Perché le istituzioni, come si diceva, hanno voltato le spalle e, nella migliore delle tradizioni, se ne sono lavate le mani. Del Baobab si sono dimenticate. Fino a stanotte, per lo meno.

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Le armi rinvenute al Baobab, fornite dai cittadini romani complici

Stanotte decine di poliziotti in assetto antisommossa hanno fatto irruzione in quel luogo di accoglienza. Hanno perquisito, schedato e portato via chi è stato trovato senza documenti. Un’operazione antiterrorismo. Eppure non è stata trovate nessun’arma. Non è stato trovato nessun terrorista. Un fallimento che dovrebbe gettare nel panico e nella preoccupazione totale i cittadini. Se questo è il livello della nostra intelligence, non basterà certo il fumo negli occhi di militari armati ad ogni fermata della metro per salvarci. Dovrebbero dimettersi Alfano, il Prefetto di Roma e il Questore. Dovrebbe dimettersi il Commissario Prefettizio di Roma che ha continuato ad ignorare il Baobab come molti degli Amministratori eletti prima di lui.

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E’ qui che i migranti/terroristi del Baobab vogliono colpire!

Dovrebbero dimettersi tutti ma, prima, dovrebbero spiegarci perché al Baobab? Se c’è un dato certo degli attentati a Parigi è che i terroristi erano tutti europei di nazionalità (francesi e belgi). Perché cercare tra migranti appena arrivati, quindi?
Oltretutto le persone accolte al Baobab arrivano soprattutto dalla zona del Corno d’Africa, al di fuori quindi dei centri di reclutamento dell’Isis che sono per lo più in Medio Oriente, Nord Africa e alcuni paesi Europei (Francia, Gran Bretagna e Germania). Dunque di nuovo la domanda, perché loro?

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Due dei capi

Dovrebbero dimettersi per essere colpevoli di aver dato il via alla bagarre. Salvini e i tanti razzisti da tastiera non hanno perso tempo. L’associazione migrante/Baobab – terrorista è passata. Basta leggere i vari commenti in giro per rendersene conto. “Operazione giusta”. “Dobbiamo sapere chi abbiamo in casa”. Tutto appunto con quell’implicito: se abbiamo dei terroristi in Italia, sono loro, nessun altro!

Qualche giorno fa, subito dopo gli attentati di Parigi, scrissi che non erano i terroristi a farmi paura, che morire ci può stare, ma erano i nostri governi. Perché la peggiore delle cose possibili, quello contro cui da sempre mi batto, è la limitazione della libertà.
Dopo quanto accaduto al Baobab ne sono sempre più convinto. Oggi un pezzo di libertà è stata limitata. Ma del resto giusto così, sono solo migranti terroristi…

Le foto le ho scattate io durante una delle visite al centro di cui parlavo all’inizio.

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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