Isis, Pkk, terrorismo, Alba, Di Battista e la sinistra con cui litigo

pkkSu twitter un elenco in trenta punti di Wu Ming Foundation mi fa venire voglia di scrivere questo post. In realtà sarà una serie di copia e incolla su quanto ho scritto in giro negli ultimi giorni a partire dalle sortite del deputato grillino Di Battista e, soprattutto, dall’incredibile difesa che ne è arrivata da tanta parte di sinistra che – a mio parere – troppo presa dal passaggio sul terrorismo come unica strada per chi resiste, non ha capito la natura profondamente reazionaria del post. 

Per la prima volta spezzo questo post con un leggi tutto, ma perché è davvero molto lungo. Spero vogliate comunque leggerlo fino in fondo.

Post di Sergio Cararo su Contropiano.org.
Mia risposta: Per una volta non condivido le parole del compagno Cararo. Non credo che il problema qui sia l’ipocrisia occidentale e quindi male fa a paragonare Ferrando con Di Battista. Da una parte Ferrando, senza entrare nel merito, difendeva la resistenza di un paese contro un’invasione straniera, dall’altra parte invece c’è una forza – le milizie dell’Isis – che per natura non possono avere nulla a che fare con i comunisti massacrando quotidianamente civili inermi e non combattendo contro alcun esercito. Anzi, se contro un esercito combattono è contro quello Curdo ed in particolare contro i compagni del PKK che sono andati in quelle regioni per fermarne l’avanzata. In tal senso le conclusione a cui arriva Di Battista sono totalmente fuorvianti (e anche alcune premesse non proprio esatte).
Diciamo che il discorso poteva essere accettabile se applicato a tante altre situazioni, ma non all’Isis. Difendere le resistenze è un dovere e quindi in questo caso dobbiamo essere dalla parte dei Curdi, contro l’Isis”.

Post di Militant.
Mia risposta: “Cari compagni, a mio parere la seconda parte della vostra analisi spiega perché Di Battista non può aver ragione. Infatti l’Isis non è una forza della resistenza. Una forza della resistenza sono i compagni curdi che lo combattono. In un post che ha elemento centrale l’Isis, fin dal titolo, l’analisi diventa totalmente fuorviante. Perché Di Battista non ha fatto questo post qualche giorno fa con al centro la resistenza palestinese? Perché non lo ha fatto sul Donbass? Semplicemente perché le intenzioni sue e del M5S non erano di difendere una resistenza, ma nella sua analisi sta invece l’incapacità di capire il fenomeno Isis e quindi anche l’intervento da mettere in piedi. Infatti, leggendo un po’ di giornali mainstream in questi giorni, al centro delle polemiche non è finita la difesa del “terrorismo” tout-court ma proprio la difesa che Di Battista fa – indirettamente – dell’Isis e del genocidio che sta perpetrando e che i compagni del PKK si stanno impegnando a fermare. Da nessuna parte ho letto “difende le resistenze armate” ma, ovunque, “difende il massacro in Iraq”. Anche perché, come mettete in risalto, paragonare le milizie ad una forma di resistenza sarebbe da pazzi. Insomma, non mi pare un caso simile a quello di Ferrando nel 2006. Anzi, l’esatto opposto. Da questo punto di vista l’intervento di Di Battista non è di alcun aiuto proprio perché si colloca su un terreno e in un conflitto dove – ferme restando le cause che lo hanno provocato – probabilmente ha maggior ragione oggi chi sostiene le forze curde. Aspettiamo, per fargli un plauso, Di Battista quando dirà che la resistenza in Donbass o in Palestina, anche armata, è spesso l’unica soluzione per difendersi e affermare i propri diritti, primo quello all’autodeterminazione”.

Ho poi risposto ad un editoriale di Tommaso Di Francesco pubblica su il manifesto:
“Leggo Tommaso Di Francesco sul manifesto che si dice contrario all’invio di armi ai Kurdi. Uno dei vari motivi (oltre a quelli secondo lui umanitari, che comunque in questo caso non condivido) è che darli a loro invece che al governo di Baghdad “rap pre senta un soste gno alla spar ti zione dell’Iraq e all’obiettivo dell’indipendenza di uno stato etnico kurdo. Con l’apertura così del vaso di Pan dora della que stione kurda nella regione che met te rebbe in discus sione l’esistenza di Stati uni tari come la Tur chia, l’Iran e la Siria già ampia mente distrutta”. Prosegue parlando dell’iniziale menefreghismo dei Kurdi iracheni verso la discesa dell’Isis, visto come uno strumento per indebolire il governo centrale di Baghdad. Poi dice che saranno i Kurdi del PKK a combattere e si chiede perché oggi mandiamo armi a chi ieri abbiamo consegnato – il riferimento è ad Ocalan – ai servizi segreti turchi (indirettamente). Terrorismo a geometria variabile, lo definisce.
Perché non sono d’accordo? Per diverse ragioni. La prima è che gli stati nazione sono il passaggio di un’epoca storica e non è detto che continueranno ad esistere, ed esistere immutati per sempre. L’Iraq poi è uno di quegli stati che mai sarebbero nati se non ci fosse stata una riga su una cartina. Essere preoccupati per l’apertura del vaso di Pandora della questione kurda è giusto in tal senso. Ma è anche vero che i movimenti kurdi, più o meno in tutti e quattro i paesi, sono decenni che portano avanti lotte. In Turchia, il Pkk, la conduce armata. Prima o poi era logico si aprisse questa “crisi” e sarà compito della diplomazia mondiale affrontarla. Ma dire che l’invio di armi ai kurdi rischia di mettere in discussione l’esistenza di Stati unitari, adducendolo come un motivo per non inviarle, rischia di apparire come l’idea che sostenere la Palestina metta in discussione uno stato unitario come Israele.
Sul terrorismo a geometria variabile concordo largamente. E’ chiaro che l’Isis dà fastidio soprattutto ai paesi occidentali per cui l’Iraq è una pedina importante nello scacchiere geopolitico (non ci avrebbero fatto una guerra altrimenti). Ma non è un buon motivo per contrastarlo.
Certo la guerra non la vorrebbe nessuno – e su questo siamo più che d’accordo. Ma i movimenti pacifisti oltre 10 anni fa lo dicevano che, tra le altre cose, la guerra in Iraq rischiava di far saltare il fragile equilibro. Così è stato e il pantano in cui ci siamo ficcati non è ancora finito (e sarà lungi dal finire)”

Poi oggi Di Battista sul suo facebook ha messo un altro post dove parlava di ALBA. Queste sono due mie riflessioni a proposito.
“Di Battista deve fare un corso accelerato di politica estera secondo me. Prima che faccia altre figuracce.

Scrive:

“Possibile che, nel 2014, l’essere umano, capace di conquiste scientifiche e tecnologiche straordinarie, pensi ancora che l’unico modo per risolvere un conflitto sia la violenza, siano le bombe o armare qualcuno?

[…]

Ci sono paesi, come quelli dell’ALBA che, al netto di tutti i loro difetti e limiti, stanno introducendo nuove visioni di sviluppo. Perché non chiedere a loro idee e proposte per gestire la crisi mediorientale, una crisi che non riguarda certamente soltanto l’Iraq?”

Innanzitutto non è che i paesi dell’Alba abbiano risolto il problema della violenza. Gli episodi di guerriglia anti-chavista in Venezuela degli ultimi mesi ne sono la prova. Così come i tanti grillini che condividevano le informazioni che arrivavano in occidente su presunte stragi e repressione del governo guidato dal compagno Maduro, soprattutto nei confronti degli studenti (a Spazio Durango ne parlammo a lungo).
Secondo poi, ALBA. E allora, se parliamo di ALBA, caro Dibba, diciamo pure che il M5S non ha ragione di esistere. I Paesi che hanno dato impulso a questa Alleanza Bolivariana sono in particolare tre: Cuba, Venezuela, Bolivia.
Cuba è socialista da oltre 60 anni e continua a resistere. Il Venezuela è guidato dal Partito Socialista Unido de Venezuela. La Bolivia, invece, dal Movimento per il Socialismo.
La nuova visione di sviluppo è una visione fortemente ideologica e fortemente socialista.
Caro Dibba, rinuncia al non ideologismo del M5S sù. Oppure scrivilo che quella nuova visione di sviluppo è il tentativo di costruire il Socialismo del XXI Secolo.
Rischi figuracce. Ti leggono anche persone intelligenti. Poi se vuoi ti dò pure una bibliografia… E ti metto pure in contatto con chi apprezza, così come chi critica – da sinistra – alcune loro politiche”.

Seconda riflessione 

“Dibba parla di ALBA, ma cosa c’è su TzeTze che è organo vicinissimo al M5S (essendo di Casaleggio). Un pezzo sulle proteste in Venezuela dei mesi scorsi. Con questo passaggio:
“I manifestanti si battono per la libertà contro il presidente Maduro che, a detta dell’analista Moisés Naím, “Sta uccidendo il Venezuela. È impopolare e schiaccerà le proteste”. “Il governo non sa come gestire l’economia e lo ha portato alla catastrofe. Nei negozi non c’è neppure il latte per i bambini. Abbiamo l’inflazione più alta al mondo, distruzione del lavoro, e paralisi.”

Le ricette del governo Venezuelano sono le ricette alla base dell’ALBA. Caro Dibba, l’ALBA è buona o cattiva? Per un partito che vorrebbe governare (speriamo mai) la visione comune in politica estera è fondamentale…”

Alla fine arriva la lista di trenta punti di Wu Ming. E ve la riporto perché in un momento di confusione che ha colpito in molti, soprattutto a sinistra, credo rimetta un bel po’ di ordine!

1) Un mese fa il PKK ha scompigliato le previsioni sulla guerra in Nord Iraq / Sud Kurdistan. Oggi è la principale forza anti-IS sul campo.
1b) Per semplicità diciamo “PKK”, includendo anche la sua forza “cugina” siriana, che ha già liberato dall’IS il Kurdistan occidentale.
2) Di questo ruolo del PKK, intorno a cui ruota gran parte delle decisioni prese in questi giorni da USA e UE, parlan tutti i media globali.
3) Una delle chiavi per capire la situazione è proprio quel che è successo nel Kurdistan “siriano”, oggi zona libera del Rojava.
4) Da quasi 2 anni la guerriglia curda siriana (YPG) infligge pesanti sconfitte all’ISIS/IS, lo stesso accade da circa un mese in Iraq.
5) Ora, provate a cercare sui siti dei giornali italiani, periodo ultimi 30 giorni, queste parole: PKK, YPG, Rojava.
6) Il PKK è una forza di massa laica, socialista libertaria, femminista. In Medio Oriente. E guida una resistenza popolare all’ISIS.
7) Ci sono altre resistenze all’ISIS, episodi di rivolta e di risposta armata anche da parte di popolazioni arabe sunnite.
8) Correttamente, le forze menzionate considerano l’ISIS il mostro di Frankenstein della guerra di Bush e della politica americana in M.O.
9) Di questo protagonismo i nostri media non parlano. Nello scenario spettrale che dipingono, solo ISIS, gruppi filo-USA e armi USA/UE.
10) C’è gente che fino a ieri l’ISIS manco sapeva cos’era e oggi dice che senza gli USA avanzerà la barbarie, quei popoli sono spacciati ecc
11) Di contro, c’è gente che non ha certo aspettato le cazzate lavacoscienza dei nostrani leoni da tastiera per sfidare (e battere) l’ISIS.
12) Mentre PKK e compagn* fermavano l’ISIS e salvavano civili, USA/UE le tenevano (tuttora le tengono) nella lista dei gruppi “terroristi”.
13) Dal giorno stesso in cui PKK e YPG son intervenuti in Nord Iraq, diffondiamo notizie e analisi sulla situazione e sulla guerra all’ISIS.
14) PKK e YPG sono intervenuti quando i Peshmerga curdi filo-USA si sono sbandati a Sengal e altrove di fronte all’avanzata ISIS.
15) L’ISIS era in Nord Iraq da settimane, faceva stragi, stuprava, decapitava, occupava città che poi PKK e YPG hanno liberato.
16) Mentre l’ISIS faceva tutto questo, Obama era fermo come un paracarro. Appena PKK e YPG hanno “sconfinato”, ha annunciato bombardamenti.
17) RIbadiamolo: di tutto questo i giornali italiani hanno scritto poco o – più spesso – niente. La controprova è facile, fate la ricerca.
18) Dopo la morte di Foley, c’è il ricatto morale: o con gli USA o con l’ISIS! Come se gli uni non avessero colpa dell’esistenza dell’altro.
19) Come se non esistessero forze che da tempo sconfiggono sul campo l’ISIS in totale autonomia, nel disinteresse dei ns. “falchi”.
20) Per inciso, molti combattenti in prima linea sono donne. Cosa che fa sclerare una forza ultra-misogina come l’IS/ISIS.
21) Ogni volta che gli USA sono intervenuti in M.O. hanno prodotto mostri sempre peggiori, ormai lo dicono molti analisti americani.
22) Se qualcuno ancora pensa che saranno gli USA a togliere le castagne dal fuoco e riparare la situazione in Iraq, è illuso o in malafede.
23) Dall’altra parte (ma solo in apparenza) ci sono gli idioti che hanno scambiato l’IS/ISIS per una resistenza antimperialista.
24) L’ISIS è una forza d’invasione multinazionale che ha un progetto non di “liberazione” ma di conquista. Sono predoni capitalisti.
25) L’ISIS, fin dal nome, è un progetto coloniale e imperialista. “Sub-imperialista”, se preferite. Non c’è liberazione nel Califfato.
26) L’ISIS è una forza nata grazie a potenze reazionarie (regionali e globali), e aspira allo status di potenza reazionaria.
27) L’«antimperialismo degli imbecilli» si basa sul pensiero bidimensionale: «Il nemico del mio nemico è mio amico».
28) Ma non sempre il nemico del mio nemico è *davvero* suo nemico, e a prescindere da questo, spesso è a pari modo *mio* nemico.
29) Pensare che per andare contro gli USA si possa essere un po’ più “teneri” con l’ISIS è un’aberrazione, chi lo pensa è un nemico, punto.
30) Di contro, chi dice che l’unico modo di essere contro l’ISIS sia appoggiare nuovi interventi USA, o ignora i fatti, o sta truffando.

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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