Tutto sommato siamo stati a Durango

«Magari tra qualche anno qualcuno dirà te lo ricordi Spazio Durango?».

Si che me lo ricordo. Spazio Durango è stata un’avventura – folle – messa su da un gruppo di persone diverse tra loro, spesso incompatibili (e i nostro litigi e incomprensioni lo dicono), ma mossi da un desiderio comune: quello di creare a Pomezia qualcosa che a Pomezia non c’è mai stato.
Eravamo stanchi di dover andare sempre a Roma per partecipare ad eventi e incontri culturali. Nonostante Pomezia noi avevamo deciso di continuare a vivere Pomezia e di farla vivere.
Così, nonostante fossimo spiantati e privi di risorse economiche, abbiamo deciso di provare, di mettere in gioco noi e la nostra città. Per un anno e mezzo è durato, nonostante le mille difficoltà. Nonostante le mail e le telefonate preoccupate scambiate in questi mesi per la costante mancanza di soldi.

Ma quando una cosa muore è bene ricordare i momenti belli. E di momenti belli ce ne sono stati tanti. A partire dalla libertà. La libertà di fare ciò che ci piaceva, senza costrizioni di alcun tipo e senza compromessi. Libertà che alla fine, forse, abbiamo pagato, ma che non baratterei con nulla.
Il piacere di aver vissuto questo Spazio e le sue mille implicazioni con delle persone che, nonostante le diversità e divergenze cui facevo riferimento prima, ritengo parte della mia famiglia allargata: Martina, Stefano, Sissi e Paolo.
Il piacere di aver potuto conoscere persone che mai avrei conosciuto altrimenti, o non conosciuto così bene, e che cito in ordine sparso e, per forza di cose, incompleto: Tommaso e Sara, con cui abbiamo portato avanti il cineforum. Gianni e Francesca che dalla loro prima volta di un anno fa sono stati coinvolti in cene e cucine vegane. Giuseppe e Alessandra che mai avrei conosciuto se non fosse stato per l’incontro con Mina Welby e Mario Staderini per eutanasia legale e referendum. E poi Paolo, Gianni, Federica, Roberta, Evangelos, Barbara, Claudia, Marco, Giuseppe, Flavia, Marina, Alessandro, Stefano, Andrea, Beatrice, Antonello, Roberto, Juana, Salvatore, Rosaria…

Spazio Durango è stata la possibilità di stringere relazioni con persone di cui fino a poco tempo prima avevi letto solo sui libri o sui giornali. Penso a Lorenzo Guadagnucci e Annamaria Rivera con cui ora mi sento spesso. Penso all’incontro sulle carceri con Stefano Anastasia da cui nacque – un po’ per caso – il mio attuale lavoro come Ufficio Stampa dell’Associazione Antigone. Penso ad Eduardo Savarese. Ma anche qui la lista sarebbe lunghissima.

Spazio Durango è stata la possibilità di parlare di antispecismo, femminismo, Terra dei Fuochi, violenza sulle donne, politica nazionale e internazionale, libertà civili, diritti umani.

A Durango noi ci siamo stati ed è un posto fatto di persone e discorsi che mi porterò sempre dietro. Per questo, grazie a tutti voi che a Durango, in questo anno e mezzo, siete stati con me.

Il 14 giugno festeggeremo la chiusura di Spazio Durango dalle 19.00. Non mancate!

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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