Bestie…!

sbarreBestia: nome generico di ogni animale, escluso però l’uomo, anzi spesso in contrapposizione all’uomo. E’ la definizione che della parola da il dizionario Treccani

Una parola orrenda, spersonalizzante. Utile però al funzionamento di una società che molte volte ama gli animali, ma mangia o sfrutta le bestie. La bestia è una cosa che fa schifo, che non ha dignità.
Ed infatti la definizione del dizionario Treccani non è poi così giusta. La parola non esclude l’uomo. Anzi, ci sono uomini che sono bestie. E c’è una particolare categoria di uomini che è fatta per lo più di bestie: i detenuti. Non è un caso che ogni discorso sul carcere – e su chi è in carcere – finisca con una frase in cui la parola bestia (o un suo sinonimo) è presente.

Gli allevamenti e il carcere hanno anche alcune cose in comune. L’architettura per esempio. Il fatto di privare della libertà degli esseri viventi. Il fatto di essere utilizzati per uccidere degli esseri viventi. Qui l’obiezione sono certo riguarderà i carceri: chi è lì è comunque un criminale, mentre negli allevamenti ci sono esseri innocenti potrebbe essere la prima; la seconda invece può riguardare il fatto che nelle carceri non si muoia.
Negli allevamenti ci sono esseri animali non umani innocenti per chi ha scelto di sposare una precisa idea, quella vegana e antispecista. Per tutti gli altri ci sono bestie che l’uomo ha sempre mangiato. In carcere ci sono esseri animali umani colpevoli. Bestie macchiate di chissà quale reato. Ed è molto più facile rinchiuderle, escluderle dallo sguardo, dimenticarle in quei luoghi, che tentare di capire perché siano arrivati a commettere dei reati. Potremmo scoprire che molto spesso nascono da un disagio e da una disgregazione sociale di cui siamo responsabili. Non è un mistero che nel trentennio neoliberista – che ha aumentato le differenze sociali – i numeri delle persone detenute siano aumentati esponenzialmente. Sono bestie, che stiano in carcere, possibilmente marcendoci. Meglio non farsi domande. Non farsi domande sul perché siano lì, come meglio non farsele su come vengono uccisi gli animali.
Marcendoci, già. Perché in carcere si muore. Si muore anche per le violenze. Ma si muore soprattutto perché a volte le pene prevedono che in carcere si debba stare fino alla fine dei propri giorni. In alcuni paesi questa fine è prossima “grazie” alla pena di morte. In altri, tra cui l’Italia, la morte è lenta “grazie” all’ergastolo. A volte questa pena può essere rivista, in altri casi, l’ergastolo è ostativo. E quando è ostativo significa che nessuna buona condotta, nessun cambio possa occorrere nella propria vita, faranno mai cambiare la propria situazione di reclusi fino alla fine. Bestie che aspettano la propria fine decisa e imposta dagli esseri umani.

Perché queste riflessioni potrebbe chiedersi qualcuno a questo punto? Il motivo è un post di Annamaria Rivera, antropologa, comunista, femminista, antispecista, pubblicato oggi su micromega, dal titolo “Gorgona: storia di carcerati, di scolari e d’una maialina con lo status di rifugiata” (http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/05/08/annamaria-rivera-gorgona-storia-di-carcerati-di-scolari-e-d’una-maialina-con-lo-status-di-rifugiata/). Annamaria racconta la storia di una bestia, la “scrofa n.02“, che malata sembra destinata al macello. Un destino a cui si oppone il veterinario omeopata del carcere di Gorgona. Inizia la cura della bestia condotta dalle altre bestie, i detenuti (e non solo). La scrofetta migliora, si salva e oggi si chiama Bruna. Bruna non più come una bestia ma come un essere vivente. Come esseri viventi e non bestie sono le persone che sono recluse.

Antispecismo e diritti dei detenuti sono due fronti su cui ho deciso di impegnarmi. Da sciolto il primo, da ufficio stampa dell’Associazione Antigone il secondo. Non riesco proprio a rassegnarmi all’idea che esistano bestie e, nonostante mi sforzi, non riesco a sentirmi innocente.

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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