Caro Sindaco Marino, vorrei potermi spostare in bici come lei

Bike-sharing BruxellesCaro Sindaco Ignazio Marino,
pur essendo nato e avendo vissuto a Roma per 8 anni, non sono un cittadino romano ormai da tempo ma, tuttavia, recandomi quasi quotidianamente a Roma per lavoro, ho deciso di scriverle questa lettera aperta.
Da qualche mese collaboro con l’Associazione Antigone – che lei conoscerà sicuramente – della quale ricopro il ruolo di ufficio stampa. Forse saprà che nel mese di gennaio la sede dell’Associazione fu occupata. Dopo varie ricerche finalmente è stata trovata una nuova sede all’interno della struttura che ospita gli uffici dell’Arci in via dei Monti di Pietralata (zona Tiburtina), nella quale ci siamo trasferiti dalla metà del mese di marzo.
Quello che le scrivo tuttavia non riguarda Antigone e le sue vicissitudini. Erano queste, come si suol dire, informazioni di contesto. Come evincerà dall’oggetto di questa lettera (titolo del post per chi la legge sul mio blog, ndr) la questione riguarda ben altro.
Ho visto con piacere che lei spesso si reca a lavoro in bicicletta la mattina. Come ben sa ogni ciclista urbano non aspetta altro che la primavera per ricominciare a godere della libertà che la bicicletta offre (in tutte le stagioni), assieme al magnifico clima della città che lei amministra. Ogni mattina parto da Pomezia e mi reco alla stazione dove il treno mi porta in pochi minuti a Termini. Da lì prendo la metropolitana fino alla fermata di Tiburtina e poi mi faccio gli ultimi 800 metri a piedi fino alla sede di Antigone.
Tuttavia proprio le belle giornate di questo inizio primavera mi fanno sentire sempre più la voglia e il bisogno di non chiudermi sottoterra una volta arrivato a Termini. Vorrei percorrere le strade della sua/nostra città in superficie, pedalando e osservando. Immagino saprà quanto sia bello spaziare con lo sguardo mentre si è sul sellino. Decisamente molte meglio della costrizione che il vagone e le gallerie della metropolitana ti offrono.
Ho iniziato dunque ad analizzare tutte le varie possibilità che mi si offrivano. Ho pensato di portarmi la bici da casa. Opzione da scartare. Non credo conosca la logistica di Pomezia e provo allora a spiegargliela. La stazione si trova ad oltre 10 km dal centro abitato, in piena zona industriale, e l’unica strada che conduce lì è stretta e trafficata da numerosi mezzi pesanti. Per darle un’idea ancor più precisa Pomezia si sviluppa lungo la Pontina, mentre la stazione fiancheggia l’Ardeatina. La mia bici è una di quelle da passeggio, senza neanche la farfalla per lo sgancio rapido della ruota anteriore (tantomeno posteriore). Dovrei caricarla in macchina (gli autobus urbani di Pomezia non hanno spazio destinato alle biciclette) abbassando i sedili, portarla fino alla stazione e poi caricarla sul treno. Ed è proprio il treno un altro aspetto delicato. Se non mi aspetto che lei conosca Pomezia, credo che invece saprà la situazione dei treni regionali (i treni dei pendolari) alle ore di punta. Sa bene che è già difficile salirci se si ha una borsa più grande del dovuto, figuriamoci con una bici. Neanche a parlarne ad arrivare all’apposito spazio per parcheggiarle. Ho pensato anche di comprare una bici pieghevole, ma ho già 3 bici e spendere altri soldi dovrebbe essere per me solo la più estrema delle ipotesi, oltre al fatto che, anche una bici pieghevole in certi orari sarebbe un problema da far salire sul treno, come le accennavo pocanzi. Ho così pensato di comprare una bici da pochi euro da legare ad un palo intorno alla stazione Termini ma, siamo seri, per quanto possa essere vecchia e malandata, lei quante speranze le darebbe di durare a lungo prima che qualcuno la prenda?
Proprio quest’ultima ipotesi mi ha offerto la soluzione adeguata, che è poi il motivo di questa lettera. Qual è questa soluzione? Il bike-sharing!
Per funzionare questo sistema ha bisogno di due cose: biciclette e stazioni di scambio. Ammetto di aver sempre osservato distrattamente l’eventuale presenza di stazione fuori da Termini. Solitamente i miei spostamenti da lì erano molto brevi o molto lunghi, tali in ogni caso da giustificare il fatto di compierli in metropolitana o autobus. Così ho aperto il sito del bike-sharing del Comune di Roma (http://www.bikesharing.roma.it/) sperando che la stazione e le bici fossero sfuggite al mio sguardo. Ed invece, con mio grande stupore e rammarico, ho scoperto che no, non ero io quello distratto. Ci sono diverse stazioni, molte vicine tra loro (forse persino troppo vicine), nella zona più turistica della città, ma non ce n’è una lì dove ogni giorno transitano centinaia di migliaia di persone tra turisti, lavoratori, studenti, cittadini. E non ce n’è una neanche in prossimità della nuova maestosa stazione Tiburtina. Eppure, mi sono detto, sono questi due nodi fondamentali per la mobilità della Capitale e per/dalla Capitale. Due porte di ingresso. E se è vero che proprio l’ingresso è fondamentale per giudicare una casa, come pensa che in molti giudicheranno Roma?
Insomma, inutile nasconderle la mia delusione. Dovrò, per il momento, continuare a percorrere una delle più belle città del mondo sotto la sua superficie.
Tuttavia resto fiducioso. Creare alcune stazioni di scambio (Termini, Università, Tiburtina) immagino non porterà via troppo tempo, così come immagino che per un Comune grande come Roma la spesa non dovrebbe essere impossibile, nonostante sia a conoscenza della difficile situazione dei conti pubblici della città che lei guida.
Spero di riuscire a farmi una bella pedalata, perché no, anche prima della fine di questa magnifica primavera. E spero di poterla incrociare per le strade di Roma salutandola dalla mia bici “condivisa”.
La saluto con affetto,
Andrea Oleandri

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Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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2 risposte a Caro Sindaco Marino, vorrei potermi spostare in bici come lei

  1. Maurizio ha detto:

    Caro andrea, il link #Salvaiciclisti sulla colonna di dx, punta al gruppo hackerato da Top Gear… che continua incredibilmente ad essere attivo nella indifferenza generale…

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