Ex-Lsu. Lavoro. Studio. E io speriamo che me la cavo…

Sgombero TrilussaNon ero voluto entrare nella polemica che, da alcuni giorni, vede impegnati mezzi di informazione e politica attorno all’occupazione della scuola elementare Trilussa da parte degli ex-Lsu e il conseguente sgombero da parte delle forze dell’ordine.
Tuttavia ritengo giusto dire come la penso, senza tirare in causa amministrazione a 5 stelle, opposizione PD o chiunque si sia pronunciato sulla questione. Non lo farò non perché non voglia schierarmi ma perché credo che ci sia un’altra angolazione sotto la quale guardare l’intera vicenda.

Solitamente il commento che più mi è capitato di leggere e sentire di fronte all’accaduto è stato: «capisco i lavoratori che difendono il loro diritto, ma questo non può limitare un altro diritto, quello allo studio dei bambini che, in quei due giorni, non hanno potuto entrare nella loro scuola per svolgere le lezioni».
La Costituzione Italiana inizia con un articolo che recita così: «L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro». Non è un caso, credo, che inizi affermando questo diritto e non gli altri che poi, tra i principi fondamentali, vengono richiamati. E’ sul lavoro (e il reddito) che si fonda la dignità di una persona. E’ il lavoro (e il reddito) che apre la porta agli altri diritti: quello all’abitazione, al cibo, allo studio.
Cosa ho pensato leggendo e ascoltando i commenti di tante persone? Semplice, che quel sistema anomico e individualista, la netta separazione degli individui, il metterli in competizione l’uno con l’altro ha vinto. Ho pensato che certo, crea disagio non poter lasciare i propri figli a scuola. Che certo, è limitante di un loro diritto. Ma ho anche pensato ai figli di quei lavoratori che, se uno o entrambi i loro genitori arriveranno a prendere 2-300 € a testa, probabilmente non avranno la possibilità di studiare. Ma del resto, meglio così, mio figlio avrà meno concorrenza per trovare lavoro.
E’ un discorso difficile da capire per chi non ci è passato. Per chi non ha dovuto fare i conti con una crisi aziendale che ha messo a repentaglio il lavoro di un membro della propria famiglia e in discussione un po’ dei propri diritti, cosa che a me accadde quando avevo 19 anni, non sapendo – all’epoca – se avrei potuto continuare l’università. Per chi non ha provato, almeno una volta sulla propria pelle, cosa significa ciò che Federico Caffè condensa molto bene in una sua frase, «nessun male sociale può superare la frustrazione e la disgregazione che la disoccupazione arreca alle collettività umane».
Quando ho letto e ascoltato i commenti delle persone sull’occupazione della scuola da parte di questi lavoratori li ho codificati così: «Stai perdendo il tuo lavoro, mi dispiace. Protesta sotto il ministero, sotto il provveditorato, per strada, basta che lo fai in maniera che a noi non dia fastidio».
Insomma, problemi tuoi, io speriamo che me la cavo.
Solo che quest’io speriamo che me la cavo non funziona più. Un po’ per la mia attività di giornalista, molto per la mia attività politica, negli ultimi anni a Pomezia ho seguito le vertenze di numerosi lavoratori. In questi giorni mi capita di seguire quella dell’Arca Camper. Nel racconto di questi operai rivedo le stesse dinamiche che riguardavano la Playtex, circa 3 anni fa. All’epoca quei lavoratori affrontarono da soli la loro vertenza, come oggi sono soli quelli dell’Arca.

Davanti ad un lavoratore che lotta non riesco a non sentirmi solidale. Non riesco a pensare ad un mio diritto che possa valere più del suo diritto al lavoro.
Dovremo impegnarci e impegnarci molto, innanzitutto per ricreare quella comunità dove ognuno riesca a sentire le disuguaglianze e le ingiustizie che colpiscono gli altri. C’è una frase, tra quelle che amo vedere e usare, che mi fa sentire parte, più di altre, di una grande comunità politica: complici e solidali.
Ecco, qualsiasi cosa avvenga, qualsiasi forma di lotta un lavoratore decida di mettere in atto per difendere il suo posto di lavoro, sarò sempre complice e solidale.

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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