Pratica e politica. La mia proposta di candidatura

L'altra Europa con TsiprasDa tempo era chiaro che avrei sostenuto la candidatura di Alexis Tsipras alle elezioni europee, qualsiasi partito si fosse legato alla Sinistra Europea nel nostro Paese. Il giorno dell’incontro su antispecismo, antirazzismo e antisessismo a Spazio Durango ho avuto modo di parlare con Annamaria Rivera che era stata al Teatro Valle Occupato ad ascoltare il candidato greco. Mi diceva che molti punti mancavano nei vari interventi, anche in riferimento a quello che era il tema dell’incontro che ci apprestavamo ad iniziare.
Quando decido di impegnarmi mi piace farlo in prima persona, darmi anima e corpo e metterci la faccia. Ho pensato a cosa avrei potuto portare io, ed una mia eventuale candidatura, come valore aggiunto alla nascente “L’altra Europa con Tsipras” (link). Ne ho parlato con alcune persone, compagne e compagni, con i quali negli anni ho condiviso un percorso politico e un’amicizia.
E’ nato il documento politico che riporto di seguito. Non sarà questo ad essere presentato assieme alla mia proposta di candidatura. Per questa c’è un form specifico che a me non piace molto essendo forse troppo in chiave “elettoralistica”. Ma capisco che tempi e necessità impongano anche questo. Tuttavia penso che per prendere voti si debba avere un’idea chiara. In questo caso anche condivisa.
Buona lettura.

P.S. Se voleste sottoscrivere il documento e la mia candidatura, entro il 21 febbraio, inviatemi una e-mail all’indirizzo andrea.oleandri[at]gmail.com. Grazie a tutti quanti hanno firmato finora!

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Siamo ad un bivio forse cruciale per l’Unione Europea. La prima volta in cui si potrà scegliere direttamente il Presidente della Commissione corrisponde, forse, all’ultima possibilità per costruire un’Europa altra rispetto a quella di oggi.
Da una parte infatti la troika continua a puntare sulle politiche di austerity che non fanno altro che massacrare i popoli, mentre dall’altra cresce il fronte antieuropeista, guidato da movimenti populisti o dichiaratamente di estrema destra.
In alternativa a questi due poli si colloca la Sinistra Europea e il suo candidato Alexis Tsipras.
È questa una candidatura che abbiamo ritenuto importante sia per i movimenti europei che per quelli italiani, per tale motivo abbiamo deciso di sostenerla.
Crediamo che questa scelta possa rappresentare un’opportunità per un cambio di rotta, soprattutto nel nostro Paese, dove la sinistra viene da anni di lacerazioni, lotte intestine, distinguo, quando non di odio aperto. La nascente lista Tsipras può rappresentare, fin da oggi, un luogo di riaggregazione politica.

Sosterremo questa lista in questo percorso elettorale e, all’interno di questa lista, vorremmo sostenere la candidatura di Andrea Oleandri.

Trentenne, nato a Roma, ma vissuto a Pomezia in questi ultimi 20 anni, laureato in Scienze della Comunicazione con una tesi sulla Teologia della Liberazione, giornalista precario, ha alternato la sua militanza politica tra partito, associazioni e movimenti. Dal 2002 fino al 2011 è stato iscritto al Partito della Rifondazione Comunista, ricoprendo alcuni incarichi dirigenziali a livello locale e provinciale, collaborando, inoltre, dal 2006 al 2011 con l’Assessore alle Politiche Sociali, Pari Opportunità, Politiche Giovanili del Comune di Pomezia. Esperienza nella quale ha seguito e curato diversi progetti di natura sociale e inclusiva, partecipando anche alle varie mobilitazione per il reddito nonché per la difesa dei diritti delle donne, in particolar modo contro la proposta di legge Tarzia per la privatizzazione dei consultori regionali. Dal 2003 al 2006 è stato poi attivista del gruppo locale Castelli Romani di Greenpeace Italia, partecipando ad alcune azioni organizzate dall’associazione. Dal 2006 al 2011 ha fatto parte inoltre di Attac Italia del quale, dal 2009 alla fine di questa esperienza, ha fatto parte del Comitato Nazionale. Durante questa militanza si è occupato in particolare di beni comuni, privatizzazioni e finanziariazzazione dell’economia, partecipando alle mobilitazioni contro Turbogas di Aprilia e Inceneritore di Albano. Sempre in questi anni è stato attivo, sia a livello nazionale che locale, nelle campagne per l’acqua pubblica. Inizialmente attraverso la proposta di legge di iniziativa popolare, poi nel seguire tutto il percorso referendario conclusasi con la vittoria del giugno 2011. Da qualche tempo è attivo sul fronte dell’antispecismo. Sempre negli ultimi tempi è iniziata la sua collaborazione con l’Associazione Antigone della quale cura la comunicazione.

In tutto questo percorso c’è un unico filo conduttore, ovvero la costante lotta contro il neo-liberismo che, gli stessi organi europei hanno assunto come dogma da seguire. Un pensiero unico, quello neoliberista, che ha portato alla mercificazione di ogni cosa, escludendo coloro che a tale modello si opponevano o che, semplicemente, rimanevano fuori, nel mondo occidentale, dal benessere che lo stesso ha assicurato ad una parte molto piccola della popolazione mondiale.
Si spiega in tal senso il costante ricorso alle privatizzazioni dei beni sociali, culturali e comuni. L’acqua è stato il campo dove più di altri questa logica ha pesato ed è stata contrastata dalle forze sociali e ben rappresenta il paradigma che c’è dietro a quanto appena detto. Un altro fronte meno approfondito, ma che oggi va posto al centro dell’attenzione, è la privatizzazione dell’aria attraverso provvedimenti quali il protocollo di Kyoto che, lungi dal risolvere i problemi che il riscaldamento climatico porta, di fatto permette di inquinare liberamente ai possessori di capitale, tramite l’acquisto di crediti o opere di riforestazione, tutt’altro che utili, in alcune zone del mondo. A queste logiche va opposto un ritorno ai beni comuni, attraverso gestioni pubbliche, collettive e partecipate. Si deve uscire dall’ottica antropocentrista per la quale ogni bene e risorsa presente sul pianeta debba essere assoggettata ai bisogni di profitto degli uomini. Una logica totalmente insostenibile, come dimostrano tutti gli studi degli ultimi anni, e fortemente violenta, soprattutto sulle fasce più deboli. Questo è vero anche quando parliamo di animali, che a milioni vengono trattati come meccanismi di un ingranaggio volti al profitto di chi sfrutta le loro vite. Una questione a cui è necessario opporre un’idea antispecista, ovvero il superamento della distinzione tra umani e animali e, all’interno del mondo animale, tra specie diverse. Istanza urgente e necessaria non solo per fattori etici, ma profondamente politici oltre che ambientali. Politici proprio per quanto appena richiamato sull’animale mero strumento di profitto, emblema di un sistema capitalista nel quale l’1% della popolazione si arricchisce ai danni degli esseri animali umani e non. Per questioni ambientali poiché gli allevamenti incidono sull’inquinamento atmosferico più del sistema di trasporti mondiale. Inoltre, per alimentare gli animali, vengono sottratte ingenti quantità di cibo da fonti vegetali che, da sole, basterebbero a porre un freno alla questione della fame nel mondo. Senza contare che, la continua ricerca di campi da coltivare è la grande responsabile della deforestazione che, soprattutto in Amazzonia, vede i suoi frutti più dannosi.

Ma il neoliberismo e le sue politiche pesano innanzitutto sulle vite, sul quotidiano di donne e uomini che faticano a sostenere un’esistenza dignitosa. Per le donne il peso è aggravato da politiche patriarcali e machiste che ancora oggi le vogliono soggetti da tutelare quando va bene, da addomesticare quando va male, minando alla radice quei diritti di autodeterminazione conquistati in anni di lotte del movimento delle donne. Esempio lampante è la recente bocciatura del Parlamento europeo lo scorso 10 dicembre della Risoluzione Estrela che chiedeva che l’aborto fosse legale e sicuro per le donne in tutti i paesi dell’Unione. Sui corpi delle donne si gioca un attacco indiscriminato all’Europa intera: le donne sono ancora oggi costrette a difendere la propria libertà di scelta sulla maternità e sulla salute, quando non sono impegnate a difendersi da una violenza maschile che ne uccide, solo in Italia, una ogni 3 giorni. Partire dalle donne, dalle loro esigenze e dai loro bisogni, è la strada per ripensare una società per tutti. Per farlo è necessario pensare nell’ordine dei diritti universali, sganciati dalle singole condizioni lavorative e dalle condizioni economiche d’origine. Diritti che parlino a tutte e a tutti: diritto all’abitare, diritto alla salute, diritto all’istruzione, alla cultura, ai saperi, diritto al reddito. Per troppo tempo il conflitto tra lavoristi e non lavoristi ha lasciato l’Italia in posizione arretrata rispetto all’introduzione di una misura, il reddito di base, che permetterebbe a tante donne e tanti uomini di uscire dalla condizione di ricatto in cui vivono. Un reddito di base, accompagnato da una riforma profonda del welfare, è uno strumento non più rinviabile per sostenere le vite, i bisogni e i desideri di giovani e meno giovani.

Quello che è accaduto negli ultimi trenta anni di regime neoliberista è stato invece un arretramento e una perdita netta sul terreno dei diritti, sostituiti dall’unico grande diritto che sostiene e legittima il regime stesso: il diritto alla sicurezza. La perdita di diritti ha accentuato un forte senso di anomia e una conseguente richiesta penale che, colpendo chiunque minacciasse la perdita di quel poco che ancora si possedeva e le proprie attese di benessere, ha portato ad una richiesta di ordine e sicurezza che si è scagliata, ad esempio, contro i migranti. Questo ha portato a politiche apertamente razziste e xenofobe, arrivate fino all’incarcerazione per uno stato soggettivo, quello di immigrato clandestino, senza che alcun reato di quelli classici forse commesso. Un abominio giuridico che ha prodotto, come unica conseguenza, continue stragi nel Mediterraneo e la saturazione delle carceri italiane. Situazione questa, resa drammatica grazie ad altre leggi liberticide, frutto di quella richiesta sociale di ordine, quale la Fini-Giovanardi sulle droghe, abolita dalla Corte Costituzionale in questi giorni. A questo bisogna opporre diverse politiche. Inutile dilungarvisi qui. Per quanto riguarda i migranti basterà prendere la “Carta di Lampedusa” e farne il proprio strumento di agire politico. Sulle droghe, invece, sarà necessario cambiare totalmente rotta abbandonando le politiche proibizioniste, procedendo sulla strada della legalizzazione per quelle leggere e della riduzione del danno per quelle pesanti, soppiantando l’attuale sistema di criminalizzazione.

Siamo certi che Andrea Oleandri, grazie al suo impegno nel corso degli anni, sarà in grado di portare un di più alla Lista Tsipras, portando avanti – se eletto – queste politiche con coerenza e passione. Siamo certi che, proprio queste sue esperienze in diversi campi e settori, possano rendere la sua candidatura un motivo di attenzione da parte della società, dei gruppi e le associazioni che ne fanno parte, verso la lista.

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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