Marius, la sua vita spezzata e la continua barbarie

Per circa tre anni, dal 2003 al 2006, sono stato un volontario di Greenpeace Italia. Tra le persone che frequentavo a quel tempo c’era Francesco di cui poi, negli anni, sarei diventato molto amico.
Lui era vegetariano già all’epoca. Io invece mangiavo carne e lo avrei continuato a fare fino al 2011. Ricordo una sera, quando eravamo a cena assieme con gli altri del nostro Gruppo Locale, uno scambio tra me e lui. Parlavamo delle balene e dei cuccioli di foca, uccisi brutalmente appena nati, colpiti in testa da mazze, spesso chiodate. Ne parlavo con indignazione, mentre mangiavo una bistecca e lui mi fece notare la mia incoerenza. “Certo, sono in via di estinzione, poi vuoi mettere gli occhioni dolci delle foche? I vitellini invece non ce li hanno quegli occhioni eh?”.
Farfugliai risposte piene di luoghi comuni, come spesso avviene quando si fa notare alle persone di cosa si stiano nutrendo, tentando di uscire da quell’angolo in cui ero stato chiuso. Scacciai il pensiero dalla mia mente e andai avanti a mangiare carne per anni. Continuando ad indignarmi per la barbara uccisione delle balene e delle foche.

E’ questa una parabola della mia vita a cui ripenso da ieri, da quando ho visto apparire sulle bacheche di tanti le immagini di Marius, la giraffa brutalmente assassinata alla zoo di Copenhagen. Molti mangiano carne, come facevo io all’epoca del fatto appena raccontato.
Nella barbarie dell’uccisione di Marius c’è tutto quello che tento di combattere da quando decisi di non nutrirmi più di esseri viventi, di non mangiare la sofferenza altrui. C’è un sistema basato sulla sopraffazione e la dominazione del più forte sul più debole. C’è una vita considerata tale solo per una mera questione di profitto. Fino a quando sei produttivo (nella qualsiasi accezione che questa parola possa significare) ti tengo, dopo diventi un in più, un superfluo, un peso che va eliminato (nel modo che mi è possibile, licenziandoti se sei un lavoratore occidentale, uccidendoti se sei un animale, ma magari in alcune parti del mondo anche se sei un animale umano).
Marius non è altro che una vittima di questo sistema folle, capitalista e neoliberista, che abbiamo accuratamente e sapientemente costruito.
Marius era una giraffa. Aveva degli occhioni dolci. Era in uno zoo quindi, in qualche modo, una figura pubblica, fondamentale per una società basata sull’immagine e sull’apparire. Ma di Marius ce ne sono a milioni. Milioni di animali non umani che muoiono come è morto Marius all’interno di lager chiamati macelli per finire puntualmente sulle nostre tavole. Muoiono soffrendo, come ha sofferto Marius. Vengono fatti a brandelli e dati in pasto ai leoni di turno che, in questo caso, appelliamo come essere umani.
Quanti avrebbero avuto il coraggio di mangiare un pezzo di Marius? E quanti di voi, che per Marius vi siete dispiaciuti, avete inorridito, magari vi siete anche commossi, stasera mangerete un pezzo di carne, di un Marius maiale, di un Marius pollo, di un Marius vitello?
A volte basta solo farsi delle domande. Io c’ho messo un po’ di tempo. Spero che in tanti ce ne mettiate di meno.

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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