Apologia degli immigrati e/è fondamento del razzismo

Quando faccio colazione al bar mi piace prendermi un po’ di tempo per me leggendo i giornali che, quello cui sono solito andare, mette a disposizione: il Messaggero e la Repubblica. Stamattina non ha fatto eccezione. Così, dopo aver sfogliato il primo mi sono poi concentrato sul secondo. Tra le tante notizie ce n’era una richiamata fin dalla prima pagina.

Sul sito di Repubblica c’era anche il video che potrete vedere cliccando sull’immagine seguente.

Scippo Napoli, la Repubblica

Odio questo genere di notizie quanto quelle che richiamano in bella evidenza la nazionalità (straniera) di chi commette un fatto di cronaca nera. Le trovo razziste allo stesso modo. L’apologia dell’immigrato sembra volerti dire qualcosa del tipo «vedi, ci sono anche immigrati bravi, non solo ladri». Solo che nel dirti questa cosa sott’intendono proprio l’altra.

Non credo alla supremazia di una razza o etnia sull’altra. Non penso che gli africani siano più o meno ladri, assassini, delinquenti, degli italiani. Non credo che i nigeriani lo siano più o meno degli egiziani. Credo, quello sì, a realtà sociali che possono condurre le persone a commettere reati.
Così, leggendo il titolo dell’articolo, ho pensato al razzismo e a come, sicuramente involontariamente, le notizie trattate in questo modo ne siano, in un certo senso, un fondamento. Il razzismo sfoga in «negro di merda», «bruciamo gli zingari», ma nasce altrove. Nasce nella creazione di presunti “noi” e presunti “gli altri” che i media, in buona parte, aiutano ad affermare anche quando le notizie hanno un risvolto positivo.
E’ sempre lo stesso discorso. Se a commettere un reato è un italiano perché la nazionalità non è richiamata o, se lo è, non sicuramente nel titolo? Se il protagonista del fatto di cronaca di cui Repubblica parla fosse stato un italiano avrebbe avuto lo stesso risalto? Avrebbe titolato: «Napoli, scippo nei vicoli, interviene solo un italiano»?
Probabilmente no. Ma penserete anche che non lo avrebbe fatto perché, essendo in Italia, sarebbe stato un’informazione superflua da mettere nel titolo.
Sarebbe una buona obiezione. Ma se il titolo, invece di quello scelto, fosse stato qualcosa del tipo: «Napoli, un uomo interviene per sventare uno scippo nei vicoli», sarebbe stato in qualche modo incompleto o fuorviante? Personalmente non credo. Se invece di categorizzare una persona come “immigrato” avessimo usato l’appellativo di “uomo”, che mi pare sia una categoria abbastanza ampia per indicare la popolazione di sesso maschile senza differenze di pelle, religione, provenienza?
Ma va bene così, teniamoci questo bravo immigrato, tutti gli altri a casa loro

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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