La città che vorrei…

2014-02-02 14.21.42Nell’ultimo numero di Tempi Nuovi (link all’edizione on-line), in distribuzione in questi giorni, la copertina racconta la città che vorremmo. Sono una serie di contributi da parte dei fondatori del periodico (e, quindi, in alcuni casi, degli editori) che raccontano le nostre idee per una città, Pomezia (ma anche Ardea), in cui abbiamo deciso di rimanere, impegnandoci per averla diversa.
Contributi che sono anche spunto per la discussione. Infatti, della città che vorrei, ne vorremmo parlare con i nostri amici e lettori. Per questo ci ritroveremo a Spazio Durango, il circolo culturale da noi autogestito, in via Metastasio 25/57 (link alla pagina facebook), mercoledì prossimo, il 5 febbraio, dalle ore 18.30.
Di seguito il mio contributo che troverete a pagina 4 del giornale.

La città che vorrei
Una città complessa ma a misura di bambino 

Non è facile raccontare la città che vorrei senza far sì che questo sembri una fantastica utopia piuttosto che qualcosa di concreto. Nel pensare a cosa scrivere mi è venuto in mente un progetto che, nei miei anni di collaborazione con un Assessore del Comune di Pomezia Anna Mirarchi, tentammo di avviare: la città dei bambini.

Dire di volere una città più aperta, solidale, viva, sarebbe facile. Come costruirla è invece il problema. Da dove partire? In quale direzione procedere?

La città dei bambini, progetto nato oltre vent’anni fa e seguito dal CNR, parte da un assunto: per costruire città a misura di tutti si deve prendere in considerazione il punto di vista dei cittadini più deboli, i bambini. Oggi avviene il contrario. Quando si pensa ad una città, in particolare negli ultimi decenni, si assume come parametro “un cittadino medio con le caratteristiche di adulto, maschio e lavoratore” scrive Francesco Tonucci, responsabile del progetto, nel suo libro “La città dei bambini”. Abbiamo costruito popolosi e brutti quartieri che definiamo dormitorio. Ma dormitorio per chi? Per chi lavora e torna lì solo per dormire. Ma per i bambini, i vecchi, anche molte madri, quei quartieri non sono dormitorio ma residenziali. In quest’ottica è ingiustifcata l’assenza di luoghi di incontro, di socializzazione, di svago.

Quando pensiamo alla città pensiamo alle nostre necessità. Parliamo di strada da percorre con le nostre automobili, di parcheggi. Pensiamo ai locali che vorremmo. E il nostro punto di vista lo utilizziamo anche nel costuire luoghi per i bambini. “Se a lui togliamo il piccolo spazio per giocare sotto casa e glielo ridiamo magari cento volte più ricco e più grande a un chilometro di distanza, secondo la logica della separazione e della specializzazione, di fatto glielo abbiamo tolto e basta: nel parco lontano può andare solo se un adulto lo accompagna, quindi accettando gli orari dell’adulto; può andare solo se si cambia, altrimenti c’è da vergognarsi a portarlo fuori, ma se si cambia non si può sporcare e se non si può sporcare non può giocare; chi lo accompagna lo deve aspettare e mentre lo aspetta lo sorveglia e sotto sorveglianza non si può giocare”. “Il primo strumento che entra in azione per la realizzazione di un giardinetto, di un parco per bambini è la ruspa. Sembra quasi che, secondo gli adulti, ai bambini piaccia giocare nel piano e invece lo spazio orizzontale impedisce loro di nascondersi che è certamente una parte importante del giocare e garantisce invece solo una facile sorveglianza. Il bambino deve giocare vigilato! Noi adulti abbiamo rapidamente dimenticato che il gioco è legato al piacere e il piacere si coniuga male con il controllo e la vigilanza”. “Un secondo aspetto preoccupante è che sono gli adulti ad indicare quali giochi i bambini debbono fare in questi spazi. Le attrezzature sono pensate per attività ripetitive, banali, come dondolare, scivolare e girare, quasi che il bambino assomigli più ad un criceto che ad un esploratore, ad un ricercatore, ad un inventore”.

Tempo fa mi imbattei in una lettera aperta pubblicata su un altro giornale locale, dove un gruppo di residenti di un condominio chiedeva all’Amministrazione di spostare i giochi presenti in un giardino pubblico in un’altra area dello stesso perché “sono già due anni che i suddetti sono costretti a vivere tra urla, grida e schiamazzi vari contornati da giochi rumorosi ininterrottamente”. Ci infastidiamo per dei bambini che giocano, ma non per le macchine che continuamente passano sotto le nostre finestre spesso azionando i clacson.

Vorrei una città diversa e vorrei che per costruirla si parta da un punto di vista più “basso”, quello dei bambini. Sono certo che in una città dove loro stanno bene anche io, adulto, maschio e lavoratore, starei meglio.

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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