Specismo, razzismo, sessismo e l’ideologia del dominio

antispecismoIeri era il compleanno di Angela Devis, afroamericana, femminista e comunista. Una figura fondamentale per il suo impegno in diversi movimenti. Colei che, più di altre figure, ha saputo coniugare nella sua esperienza diverse istanze di liberazione: dall’oppressione, dal razzismo e dal sessismo. Della sua esperienza si conosce molto, così come molto si conosce delle sue lotte e delle sue idee. Eppure, almeno a me, una cosa era sfuggita e la ho scoperta solo ieri imbattendomi in alcune sue recenti dichiarazioni. Angela Devis, infatti, è vegana. Di seguito riporto alcuni stralci (in inglese) di sue dichiarazioni a proposito della questione specista (link all’articolo).

«I think it’s the right moment to talk about it because it is part of a revolutionary perspective – how can we not only discover more compassionate relations with human beings but how can we develop compassionate relations with the other creatures with whom we share this planet and that would mean challenging the whole capitalist industrial form of food production».
«We don’t go further than what Marx called the exchange value of the actual object- we don’t think about the relations that that object embodies- and were important to the production of that object, whether it’s our food or our clothes or our iPads or all the materials we use to acquire an education at an institution like this. That would really be revolutionary to develop a habit of imagining the human relations and non-human relations behind all of the objects that constitute our environment».
«The food we eat masks so much cruelty. The fact that we can sit down and eat a piece of chicken without thinking about the horrendous conditions under which chickens are industrially bred in this country is a sign of the dangers of capitalism, how capitalism has colonized our minds. The fact that we look no further than the commodity itself, the fact that we refuse to understand the relationships that underly the commodities that we use on a daily basis. And so food is like that».

L’8 febbraio a Spazio Durango (Pomezia) ospiteremo un incontro con Annamaria Rivera, antropologa femminista, antirazzista e, da qualche tempo, antispecista. Parleremo del suo libro “La bella, la bestia e l’Umano“, uno dei pochi lavori che, in Italia, mettono in correlazioni diverse istanze di liberazione accomunate, però, da un sistema di dominio che presenta forti analogie e intrecci. Per organizzare questo incontro – che ho avrò il piacere di introdurre e moderare – ci siamo sentiti telefonicamente con la Rivera. Una telefonata di dieci minuti nella quale abbiamo parlato di diversi argomenti. Tra questi anche l’arretratezza che, nel campo della lotta antispecista, denunciano le forze marxiste. Ciò che oltreoceano, come le stesse dichiarazioni della Davis dimostrano, è un terreno ferite di analisi e pratica, in Italia è invece tendenzialmente inesplorato, fuori da qualsiasi dibattito e riflessione. Quando va bene gli animalisti (difficile si senta parlare di antispecisti) sono visti come persone prive di idea politica e che conducono battaglie marginali per gli animali, quando tanto ci sarebbe da fare per gli uomini che ogni giorno muoiono di fame o perdono il lavoro o la casa. Un giudizio che in alcuni casi risponde al vero (per quanto riguarda la prima parte, la seconda è un luogo comune con cui molti giustificano se stessi tentando di sminuire gli altri). Di fatto, quando manca una riflessione sul tema, chi ha a cuore gli animali non umani si impegna secondo coscienza. Un’assenza che però apre spazi anche ad altre ideologie politiche. Se da sempre i più attenti antispecisti provengono dal mondo dell’anarchismo, negli ultimi anni emergono anche tendenze legate all’estrema destra. Un paradosso a leggerlo con attenzione. Ma, anche qui, la responsabilità è di chi quegli spazi di agibilità politica li lascia.
Un vuoto che denunciai anche su questo blog con un post di quest’estate nel quale criticavo, aspramente, la scelta del circolo di Nettuno di Rifondazione Comunista di riproporre sul manifesto per pubblicizzare la propria festa una falce e martello composta di salsicce (link).
L’incontro dell’8 servirà, dunque, ad aprire una discussione su questi temi. A mettere l’antispecismo li dove dovrebbe essere: al centro della riflessione di chi lotta per un mondo migliore, di chi sostiene le lotte di liberazione, di chi combatte il capitalismo e lo sfruttamento che questo sistema induce come requisito fondamentale per la sua stessa sopravvivenza. Sfruttamento dell’ambiente, degli animali umani, degli animali non umani…

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Al termine dell’incontro ci sarà una cena vegana. Lo scopo di questa è molteplice. Da una parte continuare la discussione in maniera più libera e ludica; da un’altra consentire di mettere in cassa qualche soldo per le attività del nostro circolo culturale; da un’altra ancora quella di far assaggiare – soprattutto ai non vegani – alcuni piatti di questa cucina. Spesso infatti ci si sente dire: sei vegano (o vegetariano), cosa ti mangi? Tante cose, tutte molte buone.

Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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