Sulla Francia, la comicità, l’antisemitismo e la censura

safe_image.phpNelle ultime ore la Francia è presa dalla polemica relativa alla sospensione dello spettacolo comico di Dieudonnè. Inizialmente bloccato dal Prefetto era stato poi autorizzato dal Tribunale di Nantes e, infine, definitivamente cancellato dal Consiglio di Stato. La sentenza ha soddisfatto soprattutto il ministro dell’Interno, Manuel Valls, che dopo l’autorizzazione data dal Tribunale aveva annunciato un ricorso “immediato” contro lo spettacolo. “E’ una vittoria della Repubblica contro l’antisemitismo“, ha dichiarato il componente del governo.

Il comico, era finito spesso agli onori della cronaca. Ultimamente per aver apprezzato l’esultanza di Anelka, attaccante francese che gioca nel campionato inglese, che aveva festeggiato un gol con un saluto nazista anche se invertito (il braccio teso verso il basso). Inoltre la procura di Parigi aveva aperto un’inchiesta su di lui per accertare se si fosse macchiato del crimine di incitamento all’odio razziale per un battuta sulle “camere a gas” cui aveva accostato il nome di Patrick Cohen, un giornalista ebreo della radio nazionale. Dieudonnè era già stato condannato diverse volte in passato per incitamento all’odio razziale e antisemita: l’anno scorso aveva creato sdegno in Francia il termine ‘Shoananas’, un neologismo coniato dal comico che metteva insieme la parola ebraica per definire l’Olocausto, ‘Shoa’, e la parola ‘ananas’ e per il quale era stato condannato ad un’ammenda di 28.000 euro.

Nonostante questo prestigioso curriculum la sospensione del suo spettacolo ha aperto il solito – e annoso – dibattito sulla libertà di espressione. Termine che, come sapranno gli esperti di diritto, vuol dire tutto e nulla. Difficile dire infatti dove finisca la libertà di espressione e inizi un abuso della stessa. Perché, ad esempio, chi crede che quello dell’olocausto sia una bufala non può propagandare le proprie idee? Perché chi si rifà a certe ideologie (o religioni) non dovrebbe propagandare le proprie convinzioni, per quanto aberranti possano sembrare ad alcuni.
E io condivido queste prese di posizione. Tanto da ritenere che il discorso qui non debba rimanere sulla libertà di espressione, ma finire sulle ideologie.
Per fare questo mi viene in aiuto il Daniele Luttazzi di “Bollito misto con Mostarda” il quale citava quanto detto dal filosofo, francese, Bernard Henry Levy durante una puntata del Maurizio Costanzo Show.
I fatti erano questi: Costanzo alcuni anni fa decise di dedicare una puntata interamente al risorgente fenomeno europeo del neo-nazismo, invitando vari esponenti di organizzazioni nazionalsocialiste, altri ospiti e, per l’appunto, Levy. Dopo una mezz’ora di dialogo pacato fra il conduttore e un esponente nazista, Levy capisce che qualcosa non sta funzionando e blocca la conversazione. Costanzo gli cede la parola affinché il filosofo possa confutare le tesi espresse fino a quel momento. Tuttavia Levy non risponde all’invito di Costanzo, ma fa molto di più spiegando che le idee naziste hanno causato sei milioni di morti. La storia ha già giudicato quelle idee, dice il filosofo. L’idea violenta non può far parte del campo dell’argomentazione, cosa che evidentemente Costanzo decise di ignorare. Un affondo quello di Levy a cui il neonazista rispose affermando che in democrazia tutti possono parlare e che il filosofo francese, con le sue affermazioni, intendesse ghettizzarli, impedire questo esercizio democratico. Dopo alcuni interventi degli altri ospiti la parola tornò a Levy che ricordò come non fosse consentito banalizzare quelle persone, farle passare per comici. “Hanno idee e bastoni. E hanno bastoni perché hanno quelle idee. Quelle idee hanno ammazzato e possono ancora ammazzare” fu la chiusura del francese.

Ed è ciò che penso io. Non siamo di fronte ad un problema di libertà di espressione nel negare la parola a certe persone. Siamo semplicemente di fronte ad idee che hanno con se bastoni. Idee che non dovrebbero avere un’arena pubblica per esprimersi.

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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