Il carcere. Tra rieducazione e disumanità

carcere newsletterDove nasce l’idea di organizzare un incontro sul carcere. Ammetto essere questo un tema su cui, da sempre, ideologicamente ho una mia opinione. Ricordo già una decina di anni fa le mie “Scarcerande“. Tendenzialmente questa posizione nasceva dalla consapevolezza del come spesso le leggi non siano giuste e che combattere per cambiarle sia un dovere e non un reato. Che una carcerazione, da quel punto di vista, conseguentemente sarebbe ingiusta. E che, soprattutto, quella persona non sarebbe un criminale. C’è poi un’altra questione, quella più legata ai fattori sociali. Ovvero che spesso chi commette reati proviene da realtà oggettivamente difficili, situazioni di degrado e povertà. In questi casi ritengo una sconfitta per lo Stato che, dove lo stesso manchi, reagisca poi con le pene, soprattutto quando le stesse tolgono speranza e negano la finalità rieducativa riaffermata nella Costituzione Italiana. Ogni riferimento all’ergastolo è totalmente voluto. Eppure, ammetto di aver sempre approfondito poco la questione in maniera più completa, fino almeno ad uno spettacolo di Ascanio Celestini “Pro Patria” (link) e al film “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani (link). Anche se pure lì non è stato così attento lo studio. Così capita resti vittima di sviste. Era stato così nel caso Cancellieri-Ligresti. A diradare la foschia che mi si era fatta davanti agli occhi è stato Stefano Anastasia durante un incontro pubblico tenutosi all’ultimo Salone dell’Editoria Sociale (link).

Tornato a casa ho sentito il bisogno di contattare immediatamente il relatore per proporgli un incontro a Pomezia nel nostro circolo culturale, Spazio Durango.
Una necessità sorta anche durante la raccolta firme per i referendum radicali sulla giustizia, tra i quali spiccava il quesito sull’abolizione della pena dell’ergastolo, il meno firmato. Nel tralasciarlo la maggior parte delle persone dichiarava orgogliosa “che li vogliamo lascià uscì questi. Io sarei pure per la pena di morte”.
E sono convinto che se ci fosse una iniziativa popolare di legge per reintrodurre questa pena, probabilmente raccoglierebbe ampissimi e trasversali consensi.
Risposta che dimentica cos’è il carcere. E allora è da qui che tenteremo di partire. Da come nasce, come si sviluppa, perché a seconda dei periodi storici il numero delle carcerazioni aumenta, senza che tuttavia aumentino i reati. Perché oggi siamo arrivati a numeri di detenuti mai raggiunti nella storia. Cosa ha a che vedere questo con il nostro sistema economico neoliberista e con la ricerca del consenso?
Questi sono i temi di cui parla l’ultimo libro di Stefano Anastasia “Metamorfosi penitenziarie. Carcere, pena e mutamento sociale” edito da Ediesse Editore che presenteremo durante l’incontro che avrò il piacere di moderare.

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Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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