CatasTroika. Marco Bersani

Alegre-CatastroikaDove nasce la crisi attuale? La risposta – secondo Marco Bersani – è nel pensiero unico neoliberista che, da quarant’anni, ha imposto una visione basata sul primato dei mercati come fattori di autoregolazione e quindi di benessere collettivo.

Con un excursus storico che parte dal colpo di stato che l’11 settembre 1973 destituì il Presidente democratico del Cile Salvador Allende, passando per la Gran Bretagna della Thatcher, la Russia immediatamente dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, l’Argentina del 2001, fino ad arrivare alle cronache dei nostri giorni che riguardano Grecia e Italia, il libro dimostra come le politiche neoliberiste (imposte da una serie di istituzioni sovranazionali), fatte di privatizzazioni, tagli allo stato sociale (sanità, istruzione e welfare) e riduzione dei diritti dei lavoratori, abbiano dato ovunque gli stessi effetti negativi: il debito pubblico dei Paesi (una delle armi usate dai neoliberisti per affermare le proprie iniziative) ovunque è salito; centinaia di migliaia di posti di lavoro sono stati persi e quelli rimasti si sono in gran parte precarizzati; i servizi per gli utenti e la qualità degli stessi è notevolmente peggiorata.
Tuttavia, qualcuno ne ha approfittato: i grandi gruppi finanziari che, senza più restrizioni e liberi di muoversi (e di muovere i propri capitali), hanno visto aumentare la propria presenza in tutti i settori strategici delle economie nazionali e, con questa presenza, aumentare a dismisura i propri guadagni. «Per oltre quarant’anni – si legge nella quarta di copertina – il fondamentalismo neoliberista ha potuto scorrazzare per il pianeta, riuscendo a produrre il massimo della diseguaglianza sociale proprio nel momento in cui la ricchezza prodotta poteva consentire il massimo delle possibilità individuali e collettive».

L’Italia, cui nel libro è dedicato un intero capitolo, ne è la testimonianza. Le privatizzazioni, avviate nel 1992, hanno fatto sì che durante gli anni ’90 il nostro Paese ottenesse il primato europeo in termini di cessioni del patrimonio pubblico. Un primato raggiunto anche nel 2003 quando il governo Berlusconi diede vita ad una seconda tranche di vendite del patrimonio pubblico (nel quale spicca il 30% della Cassa Depositi e Prestiti) che, quell’anno, rappresentarono il 34% delle privatizzazioni mondiali. Una politica che ha trovato il suo massimo apice nel settore finanziario. «Agli inizi degli anni Novanta, l’Italia era – si legge – il Paese europeo nel quale il controllo pubblico delle banche era il più elevato: il 74,5% a fronte del 61,2% in Germania e del 36% in Francia». L’avvento delle politiche neoliberiste ha portato all’azzeramento della proprietà pubblica nelle banche, quando Germania e Francia continuano ad avere rispettivamente il 52% e il 31%. Un fattore questo che ha inciso fortemente, secondo Bersani, anche nella crisi: «le privatizzazioni hanno portato all’azzeramento di ogni funzione pubblica in campo economico e finanziario, con effetti pesanti direttamente riscontrabili nell’odierna crisi, che vede le scelte economiche del Paese sottostare, in totale sudditanza, alle dinamiche del sistema finanziario internazionale».

Da questo punto di vista la crisi, esplosa negli Stati Uniti con lo scoppio della bolla immobiliare legata ai mutui sub-prime, non ha portato a mettere in discussione quella che secondo l’autore è una religione più che una teoria economica (come suggerivano anche Susan George e Fabrizio Sabelli nel loro “Crediti senza frontiere. La religione secolare della Banca Mondiale”) ma bensì ad approfondire il ricorso a questo tipo di politiche. Dicevamo del caso delle imposizioni della troika europea nei confronti della Grecia, ma non solo. Le politiche di pareggio di bilancio e il fiscal compact, imposte dalla stessa europa agli stati membri, procedono nel tentativo – è questa l’idea di Bersani – di curare il male con la stessa ricetta che quel male lo ha causato. Per questo, l’ultimo capitolo, è dedicato alle possibili alternative. In primo luogo un audit sul debito pubblico, ovvero un’analisi e una discussione pubblica sullo stesso e delle condizioni e finalità per cui si è costituito, al fine di deciderne il pagamento o meno, la ristrutturazione o meno. Secondo punto è quello che riguarda la ripubblicizzazione della Cassa Depositi e Prestiti che, nata come ente dello Stato con una univoca funzione pubblica e finanziata attraverso i libretti di risparmio e i buoni fruttiferi cui oltre venti milioni di persone si affidano per custodire i propri risparmi. La privatizzazione, avvenuta nel 2003 (come ricordato pocanzi), ha invece portato ad un profondo cambiamento nelle sue funzioni. Innazitutto – spiega l’autore – il fatto che ogni investimento fatto, da quel momento ha come scopo principale la produzione di utili, tanto che il finanziamento degli investimenti degli enti locali non è più fatto a tassi agevolati, bensì a tassi di mercato, con l’effetto di spingere questi ultimi a cercare finanziamenti dalle banche. Inoltre, con la costituzione di due fondi, oggi la Cassa ha proceduto alla rilevazione di quote di alcune società pubbliche creando il paradosso di «utilizzare i risparmi dei cittadini per favorire la privatizzazione dei beni comuni e dei servizi pubblici locali, in diretto contrasto col il voto referendario espresso dagli stessi cittadini nel giugno 2011».
Infine, come terzo punto, quello di combattere il patto di stabilità e i vincoli monetaristici europei che, se continuati ad applicare, non potranno che portare a politiche di austerity sempre più profonde.

Nel complesso il libro merita assolutamente di essere letto avendo l’indubbio merito di sintetizzare in poche pagine e con una scrittura e un linguaggio comprensibili per tutti, temi che hanno influenzato ed influenzano l’andamento delle nostre economie e, dunque, delle nostre società. Per fare questo in molti casi viene sacrificato un approfondimento che, un lettore più attento a questi temi, potrebbe volere. Tuttavia, vista la mole di cui la materia si compone, sarebbero servite molte più delle 153 pagine di cui il testo è composto, senza contare che, probabilmente, non era questo lo spirito che animava la pubblicazione e, comunque, la ricca bibliografia, così come i siti internet di alcune realtà italiane che si battono contro le politiche neoliberiste, indirizzano al meglio chi sentisse questa esigenza.

CatasTroika. Le privatizzazioni che hanno ucciso la società, Marco Bersani, Edizioni Alegre, € 13, pp. 153 

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Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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