Spunti (soprattutto per chi la pensa diversamente)…

editoria socialeCome ricordavo in un post di qualche giorno fa, anche quest’anno, ho partecipato ad alcuni dibattiti organizzati durante il Salone dell’Editoria Sociale, tenutosi lo scorso week-end a Roma. Tra questi, due sono stati di grande interesse e pieni di spunti.

Il primo di questi due incontri è quello tenutosi venerdì mattina e che, partendo dalla presentazione del libro “Accogliamoli tutti” (il Saggiatore), ha avuto al centro del dibattito il tema dell’immigrazione. La premessa, fondamentale, ha riguardato il sottotitolo del libro “Una ragionevole proposta per salvare l’Italia, gli italiani e gli immigrati” che, secondo Luigi Manconi – uno dei due autori, nonché presidente della Commissione per i diritti umani del Senato – lungi da essere una provocazione è, innanzitutto, Politica.

E’ lo stesso Manconi a spiegare come oggi, dati alla mano, la presenza degli immigrati sia fondamentale per il nostro Paese. Partendo proprio dall’aspetto economico che si affida al lavoro degli stranieri in comparti determinanti per il sistema: la cura della persona, la siderurgia, la meccanica, l’agricoltura, la ristorazione, la pesca, ecc… Tanto che l‘apporto degli immigrati produce circa l’11-12% del Pil italiano, stabilizzandosi dal 2008 ad oggi, ovvero in un periodo di crisi e forte recessione economica.
Nonostante questo la convivenza non è facile. E qui sta una forte critica alla politica che, soprattutto a livello locale, dove la convivenza si esercita quotidianamente, non sa farsi interprete e promotrice di iniziative che consentano di governare le tensioni che si possono creare, riducendo quello che è l’unica alternativa a questo vivere comune, l’odio etnico e il razzismo.
Una critica che nasce anche dal fatto di non saper guardare e replicare quelle buone pratiche che – come ha spiegato Valentina Brinis, altra autrice del libro – esistono in diverse realtà dove hanno dato frutti importanti. Un passaggio poi è stato dedicato al diritto d’asilo, altro elemento di critica forte alla politica, incapace di dare risposte adeguate a chi lo richiede, questo nonostante il nostro Paese lo ritenga un diritto fondamentale.

Un libro che parla di politica e interroga quindi la politica che, secondo Khalid Chaouki deputato del Partito Democratico, continuerà ad essere interrogata fino a quando non ci sarà una riforma culturale con un unanime riconoscimento del cambiamento che è intercorso nel nostro Paese. Finché temi come la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia o arrivati qui giovanissimi e quello dell’accoglienza non saranno al centro dell’agenda della politica. Come aspetta di essere al centro del dibattito anche il tema della rappresentanza, sviluppata in passato in alcune realtà territoriali come Roma con i consiglieri stranieri aggiunti e che oggi chiede nuovi spazi essendo, quella degli immigrati, non più solo una presenza di testimonianza ma una presenza matura che vuole essere parte delle soluzioni.
Risposte difficili da dare in questo momento con un Governo, stando a Chaouki, che nessuno ha voluto e che è nato figlio di una situazione difficile del Paese. La speranza, quella del deputato, è che presto si possa tornare a votare per dare all’Italia un nuovo vertice politico che faccia scelte decise anche su questi temi.

Dopo Chaouki a parlare è stato padre Giovanni La Manna autore dell’intervento, a mio parere, di maggiore impatto. «Dovete regalare una copia di questo libro a quelli che hanno difficoltà ad accettare l’integrazione altrimenti, il lavoro fatto, sarà parziale». E con questo appello che ha esordito il prete ricordando come questo testo serva a mantenere sveglie le coscienze irrequiete, pagina dopo pagina. Quello che serve secondo padre La Manna, non è riformare la cultura, come ricordato dal deputato Pd prima di lui, ma una vera e propria rivoluzione culturale ricordando anche come Papa Francesco abbia consigliato ai giovani di fare casino mentre noi, qui, siamo troppo tranquilli. Un passaggio forte di questa “rivoluzione” lo fa quando parla di rifugiati i quali non scelgono di venire in Italia, ma ne sono costretti. L’impegno nostro verso di loro deve quindi essere quello di restituirgli i diritti che gli appartengono, al di là della carità e del buonismo che contraddistingue tanti discorsi. Accogliamoli tutti, da questo punto di vista, è anche poco. La parola d’ordine dovrebbe essere andiamo a prenderli tutti secondo La Manna. Il riferimento in questo caso è ai siriani, in guerra da due anni e costretti a pagare 10.000 € per fuggire, a volte solo per trovare la morte in mare o durante la loro lunga fuga. «Andiamo a prenderli e facciamoli viaggiare in sicurezza togliendoli alla guerra, ai trafficanti e riaffermando i loro diritti». Un appello rivolto non solo all’Italia ma, ovviamente, a tutta l’Unione Europea.

L’ultima ad intervenire è stata poi la ministra per l’integrazione Cécile Kyenge, la quale, riprendendo già altri interventi, ha ricordato come il cambiamento sia già in atto ed è quello che dovremmo far capire essendo i primi ad esserne coscienti. Ed è in questo senso che la nuova legge sulla cittadinanza si costituisce come un diritto e non come un favore. Così come fondamentale deve essere il fare dell’immigrazione un progetto che possa farla comprendere per quello che è: un’opportunità. Un ultimo passaggio dell’intervento della ministra che ho appuntato è stato quello relativo al diritto alla casa per rivendicare il quale, il giorno prima dell’incontro, Roma è stata “assediata”. Non una guerra tra immigrati e italiani, secondo la Kyenge, poiché l’emergenza casa riguarda in primo luogo la marginalità, la fragilità sociale e la nuova povertà. Nell’affrontarla, dunque, vi è la necessità di non guardare da dove la persona viene.
Una sottolineatura utile per molti e che i movimenti per la casa hanno già fatto loro come hanno potuto sicuramente vedere di persona coloro che, come me, hanno partecipato alla manifestazione del 19 ottobre o a quella del 31 o ad entrambe.

Il secondo incontro partiva invece da “Urla a bassa voce. Dal buio del 41 bis e del fine pena mai“. Un libro interessante su un argomento che, nel toccarlo, smuove i peggiori – e più anticostituzionali – sentimenti. Non dirò molto in questo caso, ma per un semplice motivo, l’intero dibattito è stato registrato da Radio Radicale e credo sia molto più utile, per chi vorrà, ascoltarlo (link). Sottolineo qui solo l’intervento di Stefano Anastasia dell’associazione Antigone che da lunghi anni si occupa di carcere e di diritti dei carcerati. Un discorso, il suo, che ha avuto anche il merito di farmi guardare il caso Cancellieri da un’angolazione diversa e totalmente condivisibile, soprattutto in un tempo, quello attuale, in cui il «populismo penale» (come lui stesso lo ha definito), la fa da padrone, filtrando con la sua lente ogni caso.
Un dibattito che mi ha fatto conoscere la figura di Carmelo Musumeci (link).
C’è sempre da imparare e, anche quest’anno, grazie a questo “Salone”, ho potuto farlo, tornando a casa con due libri (la crisi non mi consente di più):
– Urla a bassa voce. Dal buio del 41 bis e del fine pena mai – a cura di Francesca De Carolis – Stampa Alternativa
– Mamma è in prigione – Cristina Scanu – Jaca Book

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Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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