Camus nel narghilè. Hamid Grine

Camus_nel_narghil_La vita di Nabil scorre molto simile a quella di qualsiasi cinquant’enne: insegnante di francesce alle scuole superiori, una moglie, insegnante come lui, due figli e una casa popolare in uno dei tanti quartieri non proprio borghesi di Algeri, nonostante la famiglia dalla quale provenga sia molto opulenta grazie alle attività del padre. Ma è proprio da questo padre che il protagonista si distacca in ogni modo. Di lui ricorda i silenzi, la rudezza dimostrata verso se stesso e la madre, a cui il genitore negava persino i soldi per le medicine.
Una vita fatta di certezze, di amore per l’insegnamento e per la propria famiglia.
Ma come tutte le vite, anche quella di Nabil, ad un certo punto imbocca una strada inaspettata.
«Mio padre è morto un giorno in cui il sole aveva deciso di darci un assaggio dell’inferno. Raggi di fuoco ci piovevano sulla testa. Nessuno ad Algeri aveva visto un caldo simile da tempi immemorabili. Mia madre avrebbe detto che Dio ci aveva immersi in quella fornace per punirci dei nostri peccati. A causa di certa gente che innaffiava il couscous con il vino, temeva la reazione divina».
Durante i giorni che seguono la morte del genitore Nabil viene preso in disparte dalla zio, il quale gli confida di non essere il figlio del padre ma, bensì, dello scrittore Albert Camus e di una sua amante algerina. A suffragio di questa sua teoria porta l’esempio degli occhi verdi del protagonista, diversi da quelli degli altri membri della famiglia.
Nabil resta stupito da questa rivelazione e pensa si possa trattare di una tecnica che lo zio, confinato in una bottega che il fratello gli aveva comprato ed escluso dalla ricchezza che questo aveva accumulato, usa per accedere a parte della grande eredità che il nipote si appresta a ricevere. Per la legge islamica infatti a Nabil, unico erede maschio, spettano la maggior parte delle ricchezze del defunto, mentre solo una piccola parte sarebbero finite a sua sorella, sposata proprio con il figlio del loro zio, e alla giovane e seconda moglie del padre.
Tuttavia, nonostante sia lui che sua moglie Warda (l’anima pragmatica e razionale di Nabil) siano poco convinti del racconto del parente, un dubbio si instilla in lui.
Così si mette alla ricerca di tutti quegli elementi che possano avvalorare questa ipotesi e che, grazie ad un vecchio libraio di cui è da tempo cliente e a un’anziana signora, amica di quest’ultimo, sembrano trovare iniziali conferme.
Per una persona amante della letteratura e che per giunta non ha mai amato il padre,  quale cosa migliore che scoprirsi figlio di un grande scrittore, vincitore del premio Nobel. Senza forse rendersene conto, le novità che gli si presentano davanti, portano Nabil quasi a sperare che Camus possa essere il suo vero padre. Con questo spirito si presenta ad una cena, invitato da una sua bella e giovane collega la quale, pur di non ricevere un rifiuto, gli mente sulla presenza del proprio fidanzato. In quell’inaspettato incontro a due Nabil scopre sia le intenzioni di Sarah nei suoi confronti, sia la passione della ragazza per Camus, alimentata dai racconti del nonno che, dello scrittore, fu grande amico. Inebriato da questa duplice scoperta i due si danno appuntamento per il giorno dopo quando andranno a trovare il nonno di lei a Tipasa, città amatissima e presente nei romanzi dello scrittore.
Da questo momento in poi il romanzo acquista un ritmo ben diverso. Se nei primi due terzi del libro la lettura scorre lenta, da qui in avanti diviene avvincente. Prima la visita assieme a Sarah delle rovine della città, dove Camus passeggiava e faceva l’amore con alcune delle molte sue donne, poi l’incontro col nonno della giovane insegnante e infine il ritorno ad Algeri dove Nabil incontra Hagg Bazooka, eroe della guerra di Liberazione e tra i personaggi più influenti dell’intero paese. Sarà proprio lui a raccontare a Nabil qualcosa del suo vero padre, qualcosa che il protagonista non aveva mai saputo né immaginato e che, oltretutto, ribalta anche molto di quello che gli era sempre stato detto. Informazioni che riconciliano il professore col suo vero padre, con la sua vita e tutto ciò che ne fa parte.

Camus nel narghilè è un libro piacevole che, dietro l’apparente semplicità, racconta dei rapporti conflittuali tra un figlio e il proprio padre, ma anche la storia di un Paese come l’Algeria, dalla lotta per l’indipendenza fino ad arrivare ai giorni nostri. Una storia che divide tra amici e nemici e di cui Albert Camus, francesce d’Algeria, orgoglio del paese nord-africano senza tuttavia esserne fino in fondo figlio, denunciatore degli abusi dei francesi contro gli algerini, ma contrario all’indipendenza del Paese è lo specchio più fedele.

Camus nel narghilè, Hamid Grine, edizioni e/o, 17,50 €, pp. 189

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Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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