Ecocidio. Jeremy Rifkin

ecocidioCi sono diversi modi di affrontare la questione relativa all’allevamento degli animali al fine di trasformarli in cibo. Jeremy Rifkin, in questo suo testo, come suggerisce anche il titolo, lo fa da un punto di vista prettamente ambientale (e più limitatamente salutistico), rinunciando a qualsiasi discorso di natura etica. E’ proprio per questo suo approccio che Ecocidio si sofferma esclusivamente sui bovini.

Il libro parte dagli albori della civiltà umana e, passando attraverso le varie epoche storiche, racconta anche quello che è stato il rapporto tra l’uomo, questi animali e la loro uccisione, fino ad arrivare alla più recente “cultura della bistecca” che ha trasformato radicalmente questa convivenza.
Una trasformazione questa che parte nel momento in cui il popolo kurga trasforma i bovini da elemento divino a secolare. Da essere che incarna il principio sacro di potenza generativa, la vacca diventa simbolo di produttività economica generatrice di ricchezza. Da dea a merce. Ma è con la scoperta delle americhe che questo passaggio si completa definitivamente. “I conquistadores, i missionari e, più tardi, i ricchi proprietari terrieri colonizzarono le nuove terre con le vacche; in entrambi gli emisferi del continente americano, schiavi indios e africani, e più tardi gli immigrati poveri di tutta Europa, vennero messi al lavoro per accudire il bestiame. Le Americhe, dalle regioni sud-occidentali di quelle che oggi sono gli Stati Uniti, fino alla punta estrema del Cile, erano popolate di vacche e dei servi del Nuovo Mondo“. Una storia lontana ma che arriva fino ad oggi dove la classe dominante di quella parte di mondo discende direttamente dalle famiglie che hanno colonizzato il continente con il bestiame. In questo senso le mandrie di bovini diventano il primo elemento di dominazione capitalistica e di separazione tra le classi in un’ottica moderna.
Con queste premesse, la storia della conquista del West, rappresenta un passo inevitabile. Una storia mai raccontata, come suggerisce Rifkin, e che parte dall’Europa, più in particolare dall’Inghilterra. E’ qui che le classi più agiate si abituano a mangiare carne di bovino, sempre di più e sempre più grassa. Le prime colonie dove pascolare le mandrie diventano la Scozia e l’Irlanda dove, ai bovini, vengono riservati i pascoli migliori tanto che alle popolazioni locali non resta che mangiare patate. Fino a che una carestia non fa migliaia di vittime provocando un’ondata migratoria sull’altro lato dell’Atlantico tra i sopravvissuti. Con l’emergere della classe media e della classe operaia aumenta anche la richiesta di carne. I pascoli europei, ormai esauriti, non sono più in grado di far fronte a questa domanda. Servono nuove terre e l’America ne è piena. Ci sono solo due problemi da risolvere: i bisonti e i nativi americani. La soluzione sarà drastica. “Quando, nel 1890, l’U.S. Census Bureau dichiarò la frontiera ufficialmente chiusa, un’area grande quanto l’Europa occidentale era stata trasformata nel più vasto pascolo del mondo. In meno di mezzo secolo, il selvaggio West era stato convertito in “risorsa produttiva”: un compito senza eguali per dimensione e portata“. Per eliminare la resistenza delle popolazioni originarie la strada intrapresa fu quella di eliminare la loro maggiore fonte di approvvigionamento di cibo (e non solo), proprio i bisonti. Nell’arco di pochi anni più di quattro milioni di questi animali furono uccisi. Uno sterminio che mise fine a 15.000 anni di pacifica esistenza della specie nel proprio habitat naturale. Senza questi animali la resistenza dei nativi fu presto piegata e gli allevatori occidentali poterono occupare le terre portando lì le proprie mandrie. Una storia quello della “cultura della bistecca” che prende il via da massacri, oppressione e occupazione. O come dice Rifkin “una storia di ecocidi e genocidi, di appropriazione indebita di terre, di espropriazione di un intero continente a esclusivo beneficio di pochi privilegiati“. Tuttavia anche questa infinità di terre non era abbastanza per l’enorme popolazione bovina che vi fu importata. 5-6 anni al pascolo prima di poter uccidere un animale cominciavano a diventare troppi. La soluzione fu trovata intorno al 1900 quando, per far fronte alla sovraproduzione di granoturco del Midwest, si decise di finire questi animali a cereali. Una svolta epocale che avrà conseguenze enormi nella storia alimentare dell’umanità e sarà tra le cause della fame nel mondo. Basti pensare che al momento della pubblicazione del libro il 70% dei cereali prodotti negli Stati Uniti erano destinati all’alimentazione bovina, a livello mondiale un terzo della produzione. Se questi cereali fossero destinati all’alimentazione umana, oltre un miliardo di persone in tutto il mondo avrebbero di che nutrirsi. Perché la “cultura della bistecca” ha direttamente a che fare anche con la distribuzione di risorse su scala mondiale. Per nutrirsi di carne più volte a settimana, il mondo occidentale affama miliardi di persone nei paesi del Sud del Mondo.
Ma se è vero che la carne ad un certo punto diventa l’elemento con il quale le persone segnano il loro ingresso nella classe media e che questo porta ad un consumo sempre maggiore man mano che aumenta il benessere nei paesi occidentali, questo significa anche che sempre più terre servono da convertire a pascolo. Per questo il gota finanziario mondiale (World Bank e Inter-American Development Bank) entrano in campo attraverso contributi finanziari a quasi tutti i governi di Centroamerica e Sudamerica affinché comincino a convertire milioni di ettari di foresta pluviale in terreni agricoli e pascoli destinati all’allevamento di bovini da commercializzare sul mercato internazionale. Da qui, ad esempio, prende il via la distruzione dell’Amazzonia che oggi, in molti, anche tra chi abitualmente consuma carne, denunciano. “Il Messico, sta dedicando una porzione crescente della propria produzione agricola al sorgo, cereale per alimentazione bovina e animale; venticinque anni fa, il bestiame consumava meno del 6 per cento della produzione cerealicola del paese; oggi, almeno un terzo dei cereali prodotti nel paese sono destinati all’alimentazione animale. E questo in un paese in cui milioni di persone soffrono di denutrizione cronica“.
La “cultura della bistecca” cela dietro di se fattori che, in un periodo storico in cui si dibatte animatamente di crisi ambientale, non vengono presi in considerazione. E questo nonostante l’allevamento intensivo dei bovini sia uno degli elementi di maggiore criticità: sono i maggiori responsabili dell’erosione dei suoli; una delle principali cause del processo di desertificazione; responsabili dell’esaurimento dell’acqua potabile del pianeta; la fonte principale di inquinamento organico: il letame vaccino avvelena laghi, fiumi, torrenti; tra i maggiori responsabili dell’emissione di gas serra (anidride carbonica, metano, ecc.).

Questi sono solo alcuni degli aspetti su cui si concentra Jeremy Rifkin in questo suo libro. Molti altri andrebbero approfonditi. Di certo c’è che, dopo aver letto Ecocidio, non si può rimanere indifferenti, a prescindere dal trasporto emotivo verso la sorte dei bovini e che si ritenga giusto o sbagliato allevarli al fine di trasformarli in cibo per gli esseri umani. Ecocidio interroga l’egoismo di ogni individuo, poiché la storia recente dimostra che la “cultura della bistecca” è un altro elemento (uno dei più importanti) che sta spingendo sull’orlo della catastrofe ambientale il nostro pianeta. Nessuno, tra coloro che parlano di sviluppo sostenibile, decrescita, ecosocialismo, può ignorare quanto riportato tra queste pagine e non mettere in discussione la propria scelta alimentare.

Ecocidio. Ascesa e caduta della cultura della carne, Jeremy Rifkin, Oscar Mondadori, 10 €, pp. 380

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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2 risposte a Ecocidio. Jeremy Rifkin

  1. w o r (l) d s ha detto:

    “Il ciclismo è però la cosa che adoro fare di più. Mi sembra un’ottima metafora della vita. Quando sei a ruota ti rendi conto che gli altri sono importantissimi”.
    Geniale.
    Scrivi davvero bene.
    Frances

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