Acqua pubblica. TgLa7 Cronache. La disinformazione.

acqua2L’altro ieri ero a pranzo. Questo, assieme alla cena, è l’unico momento in cui accendo e guardo la tv. Come al solito non c’è nulla e allora, non so bene perché, mi fermo sul telegiornale di La7. Anzi il post telegiornale, quello dedicato alle cronache. Pochi secondi dopo parte un servizio sull’acqua a due anni di distanza dalla straordinaria vittoria referendaria di cui, fin dal 2006, ovvero dal lancio dell’iniziativa popolare di legge “Acqua bene comune”, fui parte.

Incredulità. E’ stato questo lo stato d’animo nel guardare il servizio. Alla fine la domanda che mi sono posto è stata: “ma Francesco Martini, l’autore del servizio, era in malafede o semplicemente ignorante (sul tema)?”. Ovviamente, da collega, preferisco la prima ipotesi. L’ignoranza, per un giornalista che realizza un servizio di approfondimento, sarebbe davvero una cosa grave.
Ma vediamo il perché di questa mia domanda. Intanto il video della puntata. Il servizio parte al minuto 5.07, introdotto in maniera altrettanto non neutra dalla conduttrice.

http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50356739

1. Ad inizio pezzo il giornalista apre subito dicendo che le bollette sono aumentate. Che questo era lo spauracchio agitato dai sostenitori dell’acqua pubblica, ovvero che se la stessa fosse finita in mano ai privati i prezzi sarebbero saliti. Gli italiani – sempre secondo Martini – votarono di conseguenza, “ora si scopre però che i prezzi sono aumentati lo stesso e parecchio”. Certo è che un giornalista bene informato dovrebbe sapere che è vero che il referendum fu vinto, ma è altrettanto vero che ovunque erano in vigore convenzioni con società per azioni (per lo più miste pubblico-private) e che quindi, ad oggi, la ripubblicizzazione dell’acqua non c’è stata praticamente da nessuna parte, salvo Napoli. Se le bollette sono quindi aumentate è decisamente per merito delle società per azioni che continuano a gestire il Servizio Idrico Integrato, in attesa che le convenzioni possano essere sciolte per qualche inadempienza o arrivino alla loro naturale scadenza, spesso tra non meno di 20-25 anni.
Quindi, quando il giornalista dice che non possiamo saperlo se in mano ai gestori privati sarebbe andata meglio, dice una castroneria, per il semplice fatto che siamo in mano a gestori privati.

2. Collegato a quest’ultimo passaggio c’è un altro fatto che sfugge a Martini. Infatti, nel suo pezzo, dice che i gestori privati sono solo due, entrambi in Sicilia. E per condire il pezzo di alta scuola dice che qui gli aumenti sono inferiori al resto d’Italia. “Ma due soli casi non sono significativi” dice, aggiungendo pathos alla narrazione, volendo sottolineare così il suo distacco dando comunque ancor più sostanza a questa affermazione. Diversa la situazione in altre zone dove l’acqua invece, in mano a gestori pubblici, costa di più e molto. Peccato che, in tutti i casi citati, non si tratti di gestori pubblici. Infatti, quello che i referendum puntavano a fare era togliere la gestione del servizio idrico integrato alle società per azioni che, a prescindere dal fatto che il capitale sia totalmente pubblico, misto pubblico-privato o totalmente privato, sono giuridicamente società private e, quindi, votate ai profitti. E che, in quanto tali, accedono al 7% che è la remunerazione del capitale investito, abrogata dal secondo quesito referendario. E’ il caso delle città o zone citate nell’articolo: Reggio Calabria (Svi.Pro.Re. Spa), Lecco (Lario Reti Holding Spa). Entrambe queste società sono a totale capitale pubblico, ma pur sempre private. E con il referendum dovranno essere ripubblicizzate. La caduta maggiore di Martini c’è però quando parla di altre due realtà: Benevento e Firenze. Infatti nel caso di Benevento dice che l’acqua è gestita da Acea “multinazionale controllata da soggetti pubblici“. All’interno di questa frase c’è tutta la sostanza che guida il pezzo. In primo luogo perché si dovrebbe spiegare come un soggetto pubblico possa essere una multinazionale. Ed infatti Acea Spa non è un soggetto pubblico, tanto da essere quotata alla Borsa di Milano. Al suo interno, a parte il Comune di Roma che detiene il 51%, ci sono Caltagirone (15,035%), GDF Suez (11,515%) e tanti altri privati. Una multinazionale votata al profitto da dividere tra gli azionisti e che, con l’esito dei referendum, non potrà più gestire l’acqua pubblica. Possiamo dire con certezza, quindi, che a Benevento l’acqua è gestita da privati. Così come a Firenze, dove in Publiacqua Spa, Acea Spa ha un discreto capitale. Oltretutto – e qui mi diverto – durante i tanti incontri fatti negli anni a favore dell’acqua bene comune, spesso ha partecipato Corrado Oddi della Funzione Pubblica Cgil. In ogni incontro ribadiva sempre un simpatico aneddoto. Qualche anno fa a Firenze, su invito del Comune, Publiacqua Spa fece una campagna per la riduzione del consumo dell’acqua. Una campagna riuscita talmente bene che qualche tempo dopo i cittadini si videro arrivare a casa una lettera della stessa società dove c’era scritto che, siccome i consumi erano calati, sarebbero stati alzati i prezzi delle bollette. Esempio della privatizzazione che al giornalista de La7 a quanto pare è sfuggito.
E va bene la chiosa finale del pezzo di Martini, dove dice che molti enti locali, attraverso capitali nelle Spa sono controllati e controllori. Peccato gli sfugga che questo è proprio uno dei meccanismi che il referendum voleva spezzare, in nome di una gestione pubblica, trasparente e partecipata da cittadini, lavoratori e utenti, proprio come diceva la legge di iniziativa popolare che, all’epoca, raccolse 406mila firme per rimanere poi sepolta nei polverosi cassetti del Parlamento.

3. In ultimo il giornalista sottolinea una lettera dell’Unione Europea nella quale si chiedeva come si poteva riformare il sistema idrico dopo l’esito del referendum. E’ vero che siamo abituati alle ingerenze e ai commissariamente dell’Europa e anche sull’acqua non ci si stupisce. Certo che si poteva mettere in evidenza anche il fatto che grandi città, come Parigi, hanno ripubblicizzato il proprio Servizio Idrico Integrato, dopo che una gestione privata di decenni aveva portato solo problemi. O anche il fatto che non tutti i paesi europei contemplano affidamenti ai privati. O ancora che quello dell’Italia sia un esempio che migliaia di comitati in giro per il continente stanno seguendo. Oltretutto, l’affidamento forzoso ai privati, nasceva da una direttiva sulla concorrenza. Se l’Italia – paese ancora sovrano – decide che quello è un servizio da non mettere sul mercato, viene meno anche il principio della concorrenza e dell’obbligo di gara, con buona pace dei nostri vicini.

Dispiace per il pezzo di Martini. Dispiace per il fatto che lui è andato su La7, mentre io, suo collega, potrò scrivere su questo blog e in pochi altri posti ancora. Che il suo messaggio è arrivato a decine di migliaia di italiani, il mio a poche decine. Tuttavia mi sembrava giusto offrirgli qualche motivo di approfondimento. Magari la prossima volta riuscirà a costruire un pezzo più equilibrato e meno marcatamente ideologico. Personalmente, come ribadito all’inizio, sono stato un sostenitore attivo di tutto il percorso dell’acqua bene comune. Ho partecipato a decine di riunioni, incontri, banchetti, forum, manifestazioni. Sono convinto che questo sia il percorso giusto per l’Italia e per il resto del mondo. Sono convinto che il mercato abbia fatto solo danni e che, soprattutto su beni così importanti, il mercato non ci debba proprio entrare. Magari mi sbaglierò. Magari i fatti dimostreranno che era meglio il contrario. Ma aspettiamoli questi fatti perché, ad oggi, l’esito dei referendum è lontanissimo dall’essere applicato e tutte le criticità evidenziate nel pezzo del giornalista di La7 derivano ancora dai meccanismi pre-referendari. Bastava informarsi per saperlo.

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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2 risposte a Acqua pubblica. TgLa7 Cronache. La disinformazione.

  1. Francesco Martini ha detto:

    Ohi, collega! Sono Francesco Martini. Confermo in pieno i contenuti del servizio (referendum: non era in questione la forma giuridica delle società, ma le quote di controllo). Ciao.

    • andrij83 ha detto:

      Mi fa piacere che te mi abbia trovato e lo dico sinceramente.
      Il Referendum diceva questo (da repubblica.it):
      “I Quesito, Privatizzazione dell’acqua
      Si propone l’abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della Legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica.
      È l’ultima normativa approvata dal governo Berlusconi: stabilisce l’affidamento del servizio idrico a soggetti privati attraverso una gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato (all’interno delle quali il privato detenga almeno il 40%). La norma inoltre disciplina le società miste collocate in Borsa, le quali, per poter mantenere l’affidamento del servizio, dovranno diminuire la quota di capitale pubblico al 40% entro giugno 2013 e al 30% entro dicembre 2015.
      Abrogare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal governo e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici.”
      E’ evidente che il Referendum non va ad abrogare tutte le leggi che riguardavano il percorso di privatizzazione, si sarebbe dovuto partire dalla legge Galli e dalla creazione degli ATO. Inoltre, prevedendo l’Italia solo referendum abrogativi e non propositivi, non si poteva proporre un altro sistema di gestione, per quello si rimandava alla legge di iniziativa popolare. Lo scopo era bloccare il processo di privatizzazione – cosa riuscita – e puntare su una ripubblicizzazione del SII, cosa riuscita a Napoli, dove è stata creata la ABC.
      Al di là delle leggi era importante fotografare lo spirito di quel referendum che era quello che riporto in questo post. Quello che contesto del pezzo è, quindi, il fatto di sottolineare che l’aumento delle tariffe sia derivante in qualche modo da quel voto, quando invece deriva dalla situazione già in essere e che lo stesso voto puntava a smantellare (non a caso dal 2007, come da te riportato, i prezzi salgono), cosa ad oggi non riuscita come puntualmente denunciano comitati e movimenti.
      Bastava, a mio parere, aggiungere che questa situazione è comunque una situazione non voluta dai promotori del Referendum che sono contro le società per azioni di qualsiasi natura e che attendono una ripubblicizzazione completa e totale del SII.

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