Se questo è il ciclismo

chris_froome_wins_on_mont_ventoux_tour_de_france_2013Il Mont Ventoux. Era questa la montagna di scena ieri al Tour de France. Chi ha amato (e ama) il ciclismo e Marco Pantani come il sottoscritto, la ricorda per quell’arrivo in “volata” nel 2000. In molti speravamo che fosse un nuovo inizio per il Pirata. Ancora più speranzosi lo diventammo qualche giorno dopo con l’arrivo a Courchevel.

Ieri il Mont Ventoux ha visto vincere un altro corridore, si tratta di Chris Froome. Quello che ha impressionato tutti è stato il suo scatto quando ha staccato Alberto Contador. Sembrava quasi una moto a cui si dà gas. Seguo il ciclismo dal 1997 e non mi viene in mente nulla di simile. Un’accelerata impressionante, così come impressionante era la frequenza di pedalate di cui è stato capace il corridore del team Sky.
Chris Froome non è rientra nel genere di corridori che amo. E, lo ammetto, sportivamente tifo anche contro di lui. C’è troppa meccanica, c’è una squadra troppo forte, c’è un filo diretto con l’ammiraglia tramite la radiolina. In ogni sport – e il ciclismo non fa differenza – ho sempre amato la fantasia. La stessa fantasia che a volte ti porta a sbagliare e magari a perdere, ma che sicuramente emoziona chi ti guarda e rende memorabile l’impresa quando riesce.
Eppure, nonostante la vittoria dell’Inglese non sarà mai tra quelle che ricorderò anche tra qualche anno, merita gli applausi e l’apprezzamento di chi guarda il ciclismo, di chi va in bici e sa cosa significa andare in salita e faticare.
Tuttavia nella vittoria di Froome, o meglio nei commenti alla sua vittoria, c’è quello che è il vero specchio del ciclismo contemporaneo: il sospetto.
Il sospetto di alcuni giornalisti e addetti ai lavori. Ma anche il sospetto dei tifosi.
Dopo la fine della tappa di ieri sono andato sul sito della Gazzetta – che oltretutto non dedica molta attenzione al Tour, con pochi o nessun link in prima pagina, già dopo un paio d’ore la fine della tappa – e ho letto l’articolo dello storico inviato Marco Pastonesi. Poi, come ogni tanto accade, sono andato a leggere i commenti dei lettori.

ffendi scrive: “Il doping è sempre avanti di almeno cinque o dieci anni all’antidoping. Sarebbe giusto che in questo Tour si conservassero i prelievi effettuati ai corridori, per poi analizzarli fra una decina di anni. Così saremo sicuri di quanti e quali corridori abbiano barato in questa corsa. Solo così potremmo gioire delle imprese di Froome“. Gli fa eco bicibaci: “uno scatto cosi lo puoi fare solo se il gruppo andava a spasso, ma non è cosi, Porte ha tirato a morte sgretolando il gruppetto, e Froome ha scattato come se la tappa partisse da li… NO QUALCOSA NON MI TORNA…medie assurde e tutto cio si spaccia per ciclismo pulito?? le squadre piu ricche chissa che stregoni hanno interpellato per ottenere certi risultati.. conservate i prelievi per almeno 20 anni, poi ne vedremo delle belle..“. Anche Member_2404414 è sulla stessa lunghezza d’onda: “Penso solo questo:come mai si “prevedeva” già da alcuni mesi che Froome poteva vincere il tour??Ricordatevi che da che mondo e mondo uno scalatore NON VA MAI BENE A CRONOMETRO!!! E se invece va anche a cronometro,sapete perchè!!Vedi il povero Pantani,Armstrong,Contador,Ivan Basso ecc,ecc .Tutti dopati!!!Oggi Froome in salita sembrava una motociletta,avrà fatto quasi 100 pedalate al minuto,e questo NON è NATURALE!!!!!!“.
Insomma, diversi commenti tutti con un solo denominatore comune: Froome vince, o meglio stravince, perché è dopato.
Il problema è che se questo deve essere il ciclismo – o questo è ciò che si pensa del ciclismo – perché seguirlo ancora? Se guardare una tappa non significa più ammirare e/o gioire per un’impresa sportiva, ma diventa un modo per alimentare continui sospetti, lo sport perde la sua essenza più vera.

Continuamente non faccio che ripetere che il doping dovrebbe essere legalizzato come pratica. Forse così, sapendo che tutti si dopano e quindi che tutti partono dallo stesso livello, si comincerebbe a rigioire delle imprese del più forte tra i dopati. La mia è una chiara provocazione, ma magari serve ad uscire dalla cultura del sospetto che ammazza gli sportivi, lo sport e chi lo ama.

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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Una risposta a Se questo è il ciclismo

  1. franciswolves ha detto:

    Ho appena pubblicato un post simile, vedo che anche tu non riesci a gioire per Froome..

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