Anticapitalismo e antispecismo

p652«Tu credi che oggi solidarietà e uguaglianza, estesi agli ‘altri’, siano davvero i valori-guida della sinistra? Forse di qualche sinistra libertaria: oggi sono gli anarchici e pochi adorniani a portare avanti questo genere di riflessione».
Annamaria Rivera in “Restiamo Animali. Vivere Vegan è una questione di giustizia” di Lorenzo Guadagnucci

E’ passato praticamente un anno da quando decisi di diventare vegetariano. Lo feci per alcune ragioni che, più o meno, pesarono in quella scelta. I motivi principali erano etici e politici poi, in parte minore, legati alla salute. C’è un post di un anno fa, cui vi rimando (link), dove prendevo in esame queste ragioni, quindi ora non torno a ripetermi. Quello che un anno fa non mi era chiaro era quanto potessero essere profonde le implicazioni politiche legate a questa scelta che, peraltro, ho scoperto ancora insufficiente.

Non sono mai stato un militante animalista. Mi ha sempre legato un profondo amore nei confronti degli animali, ma senza che ciò si tramutasse in un’opzione politica tout court. Una certa tensione c’è sempre stata, vero. Una tensione elitaria. Sono stato infatti un militante ambientalista con Greenpeace, associazione che si occupa anche della difesa di alcuni animali senza, tuttavia, – e questo lo ho capito ora – fare quel piccolo e logico passettino verso un animalismo più concreto. Una difesa per l’appunto elitaria. Ricordo ad esempio qualche anno fa (in realtà quasi 10), quando con un amico ci facemmo tutti i circoli navali del sud del Lazio ad affiggere manifesti. Riguardavano una regata organizzata a Sorrento, mentre in una struttura della zona si teneva una conferenza per decidere se porre fine alla caccia alle balene. Una pratica ignobile, come ignobile è l’uccisione di migliaia di foche appena nate in Canada, uccise a colpi di bastone e lasciate morire dissanguate per non rovinare la loro pelliccia. Ricordo anni fa durante una cena lo stesso amico – lui già vegetariano all’epoca – dirmi, mentre parlavamo proprio dell’uccisione delle foche, una frase che suonava all’incirca così: “poverine eh. In effetti hanno quegli occhietti dolci. Una mucca invece non ce li ha e anche se la ammazzano chissene importa“. Ricordo anche la mia reazione, tipica di chi mangia carne, un po’ infastidita, un po’ giustificativa, del tipo: “abbiamo sempre mangiato animali e poi io contesto che vengano uccisi per la loro pelle. Abbiamo alternative per vestirci“. Ignoravo il problema, come tutti coloro a cui viene sbattuta in faccia una verità fin troppo evidente che innesta contraddizioni in serie dalle quali, non potendo rispondere, si fugge.
La verità è che nonostante sia stata una persona sempre attenta e con una – credo – discreta analisi critica, questo passaggio non mi è venuto spontaneo. Mi sono nascosto dall’affermazione di quell’amico invece di tentare di aprire un’analisi, affrontandola sotto tutti i punti di vista.
Così per molti anni ancora ho continuato a mangiare animali. Indignandomi per la caccia, per i maltrattamenti e le pratiche brutali (come vivisezione e sperimentazione) cui molti di loro sono sottoposti.
Fu, come spiegavo nel post linkato poco più su, la lettura del libro di Safran Foer “Se niente importa” a farmi cambiare idea. A non consentirmi più di ignorare certe contraddizioni. Decisi di diventare vegetariano, ma non per questo iniziai ad indagare in profondità la causa animalista. Con ritardo, forse fisiologico, ma pur sempre con ritardo, a questo punto ci sono arrivato solo nel mese di marzo. Per la prima volta, durante un sit-in cui ho partecipato da giornalista, ho sentito parlare di antispecismo. Nel contempo mi sono reso conto che per Terre di Mezzo era uscito un libro di Lorenzo Gudagnucci, “Restiamo Animali”. E’ da lì partita un’analisi seria e approfondita.

Sono un marxista, lo ho sempre detto e ripetuto più volte su questo blog e non potevo che riportare il discorso antispecista su questi binari.
C’è stata soprattutto una cosa che ha fatto scattare in me una molla. Leggendo il libro di Guadagnucci ho scoperto che alcuni animali sono definiti “da reddito”.
Da militante sono stato parte di una delle più grandi battaglie contro il sistema liberista e le sue logiche di profitto: Acqua Bene Comune. Fin dal 2006 ho partecipato alle riunioni di preparazione della legge di iniziativa popolare, poi alla raccolta firme, alle riunioni di preparazione dei referendum, a tutta la campagna, fino alla vittoria del 12 e 13 giungo 2011.
L’acqua è un liquido incolore, inodore e, tendenzialmente, insapore. Eppure attorno a questo elemento, fondamentale per la vita, si è costruita proprio la battaglia antiliberista. Il concetto era uno e semplice: non tutto può essere utilizzato per il profitto.
Spesso, alla fine di una riunione, capitava ci si fermasse a mangiare fuori. Era facile che nel piatto di molti (compreso nel mio, all’epoca) finisse una bistecca, arrivata lì dopo l’uccisione di un animale – un essere vivente – “da reddito”. Le mucche “da carne” o “da latte”, le galline “ovaiole”, i maiali “da ingrasso”: vite trasformate in merce e, quindi, in profitto.
La contraddizioni mi è sembrata deflagrante. Mi sono chiesto come potessi combattere affinché l’acqua non fosse “da reddito”, mangiando al contempo una vita “da reddito”.
«Mai la loro condizione è stata così aberrante come nella società capitalistica contemporanea, una mega-macchina del consumo che li ha ridotti a mera merce da produrre, far crescere ed eliminare in serie, togliendo senso e dignità ad ogni atto vitale, dalla procreazione alla cura dei cuccioli fino all’espansione della propria indole. […] battersi per la giustizia, e per giustizia intendo il diritto a una vita dignitosa e libera, comporta comprendere ce vi è un legame stretto, indissolubile, fra le tre dimensioni – geografica, sociale, di specie – del dominio contemporaneo». E’ quanto scrive Guadagnucci in Restiamo Animali, proseguendo in altre pagine: «gli animali, più di chiunque altro, hanno vissuto e vivono l’esperienza dell’autentica mercificazione, della riduzione a meri oggetti. Allevamenti e macelli, luoghi di segregazione, di tortura e di morte, vengono indicati nel linguaggio corrente come “ciclo di produzione della carne”. Chi può immaginare una reificazione più cruda, una mercificazione più spietata?».
Ma non è stata solo la mia esperienza nel Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua a portarmi a questa riflessione antispecista. Molto deriva dalla mia natura ambientalista. Anche qui, un elemento fin troppo sottovalutato, e approfondito con la lettura de “l’impossibile capitalismo verde“, è il concetto di antropocentrismo, ovvero l’idea che l’uomo sia al centro dell’universo e possa disporre di tutte le risorse presenti sul pianeta plasmandole a proprio piacimento e secondo le proprie necessità. Un discorso ambientalista serio – in un’epoca di cambiamenti climatici così evidenti e devastanti per gli equilibri del mondo – non può che partire dall’uscita dal discorso antropocentrista. Bisogna capire che l’uomo è uno dei tanti esseri ospitati sul pianeta terra e la salvaguardia di quest’ultimo non può che nascere costruendo un sistema in cui tutti gli elementi interagiscano tra loro nel rispetto reciproco. Il che significa anche rispettando gli habitat e gli ecosistemi. In questo senso anche il protocollo di Kyoto, spacciato per la salvezza, non corrisponde che ad un palliativo riformista che non produrrà alcun tipo di beneficio né nel breve, né nel lungo termine. Un palliativo tutto interno ad una logica liberista e di mercato, da qui l’idea alla base di quel libro secondo cui il sistema capitalista non potrà mai essere verde.
Tornando al discorso animalista e antispecista, anche qui fondamentale è uscire dall’ideologia antropocentrista che guida il nostro tempo. Antropocentrista o, meglio in questo caso, specista. Un sistema che nel caso del rapporto animali umani-altri animali affonda le sue radici in forme di dominio e di controllo molto strutturate.
Lo sfruttamento della vita animale trae le sue origine da un sistema di sovrastrutture creata dall’animale uomo in ogni campo del proprio agire. Sovrastrutture che non sono altro che elementi di sfruttamento di una classe dominante su una classe dominata. Vale nel rapporto borghesia-proletariato. Ma anche nel rapporto padrone-schiavo. E nel rapporto con gli altri animali. Una struttura di dominio che porta a vedere il destino dell’altro come “naturale”. Naturale è che l’operaio lavorasse producendo quel plusvalore che arricchiva il padrone della fabbrica. Naturale è che lo schiavo lavorasse, perché a questo serviva. Naturale è che un animale venga allevato e ucciso per fornirci cibo.
Ed è proprio sulla naturalità di queste sovrastrutture che vedo il punto di contatto tra anticapitalismo e antispecismo. Di fatto, come non sarà mai possibile una politica ambientale sostenibile al di fuori del sistema capitalista, come non sarà possibile ridistribuire le ricchezze prodotte dal lavoro, così non sarà possibile, stando in questo sistema, abbandonare l’ottica specista.
«Uno dei motivi per cui gli animali vengono sfruttati è il fatto che il loro abuso è redditizio. L’industria della carne non potrà essere distrutta fino a quando il capitalismo di mercato non sarà distrutto, perché è quest’ultimo che fornisce slancio e iniziativa al primo. Così come il dominio sugli animali non potrà essere distrutto se prima non si cambia radicalmente la mentalità che sta alla base della società in cui viviamo, una società discriminatoria, autoritaria e antropocentrica. Viviamo in un sistema che si fonda solo e unicamente sulla propria crescita economica, in cui le multinazionali inquinano, omologano, manipolano, distruggono e sfruttano a loro piacimento la Terra e i suoi abitanti (animali e non), come fossero strumenti. L’imperativo è “crescita o morte”, bisogna produrre, produrre e produrre, e poi buttare, in un crescendo continuo». Questo è quanto si legge dossier Fabbriche di carne del gruppo Nemesi animale.

Insomma, credo che mai come oggi anticapitalismo, ambientalismo, antispecismo, siano tutte facce di una stessa medaglia. E credo anche che molta di questa sinistra anticapitalista e antiliberista debba uscire da questa sorta di elitarismo – o in molti casi semplice indifferenza – e iniziare ad occuparsi di liberazione animale perché è questa a condensare in sé tutte le contraddizioni del nostro sistema politico-economico-sociale.

Annunci

Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

8 risposte a Anticapitalismo e antispecismo

  1. Masque ha detto:

    L’ha ribloggato su Il neurone protesoe ha commentato:
    Riporto questo ineterssante articolo su alcuni risvolti politici dell’antispecismo.

  2. franz ha detto:

    Assolutamente d’accordo sugli effetti del circolo vizioso ingenerato dal sistema capitalistico che si estendono al rapporto uomo/animale. Non puo’al contrario a mio parere assolutamente essere dimostrato che sia negativo mangiare carne di per se’ – antispecismo nel senso piu’stretto del termine, ma questo e’sicuramente un altro cantiere e dipende molto di piu’dalle inclinazioni personali di ciascuno.

    • andrij83 ha detto:

      In realtà Franz di studi sul rapporto carne/salute ce ne sono molti e tutti testimoniano un aumento di patologie anche piuttosto gravi (malattie cardiovascolari, tumori, ecc…) dovuti all’alimentazione carnivora e al suo abuso. Tanto che personaggi come l’oncologo Umberto Veronesi ha scelto di non mangiare carne proprio per motivi legati esclusivamente alla salute e non all’etica, dimostrazione ne è il fatto che mangi il pesce.
      Su questo tema comunque ti consiglio sia un libro di Veronesi: “Verso la scelta vegetariana. Il tumore si previene anche a tavola” che il più completo “The China Study”.

      • franz ha detto:

        Grazie Andrij, non vedo comunque una cosi’stretta correlazione fra il consumo di carne per se – ripeto, in quanto tale, se parliamo di eccessi allora entriamo in un’altra discussione – e una maggiore insorgenza di patologie di tipo oncologico. Chiunque di noi conosce persone che mangiano carne e scoppiano di salute. A mio parere l’argomento piu’decisivo a favore del vegetarianismo rimane al momento quello relativo allo sfruttamento del suolo.

      • andrij83 ha detto:

        Secondo me quello salutistico non è un fronte. Io stesso faccio diverse cose che non fanno proprio bene (tipo bere o fumare). Ma anche qui, se leggi quei libri che ti ho segnalato vedrai che le connessioni ci sono. Che poi alcuni, nonostante l’uso di carne, scoppino di salute non lo nego. Ma ci sono anche fumatori che vivono bene e tanto, anche se è indubbio l’impatto del fumo su patologie tumorali e cardiovascolari.

  3. franz ha detto:

    Hai ragione, anche secondo me quello salutistico non e’un fronte, ma spesso e volentieri lo diventa il sostenere a priori che per esempio la carne va mangiata/non va mangiata di per se.
    Esattamente come il fumo, questo e’un problema di abuso. Pensa per esempio a un milanese che vive a Melegnano e si fuma una sigaretta all’anno alla cena di classe. A chi imputeresti suoi eventuali problemi cardiovascolari? Il problema per me e’l’introduzione di un concetto di soglia, eventualmente sperimentabile e verificabile (es. max una bistecca a Natale, o via dicendo) che faccia piazza pulita degli assolutismi del tipo: questo fa male in quanto tale, questo fa bene in quanto tale. Possiamo al massimo dire: questo ha questi vantaggi e questi svantaggi in determinate quantita’. (Con questo non sto assolutamente dando dell’assolutista a Veronesi, che anzi ammiro ed e’sicuramente piu’in forma di me.)

  4. Piero ha detto:

    non oso immaginare che valore basso attribuiate alla salute, asserendo che chi mangia cadaveri, beve e fuma veleni, possa scoppiare di salute. Io personalmente non ne conosco, secondo mio modesto parere, tutti gli accorgimenti salutari che un’uomo può fare, sono strettamente collegati con autostima unita al biocentrismo (amarsi ed avere la consapevolezza di essere parte della Terra, non padroni), non vorrei sembrare presuntuoso, ma è un dato di fatto, che le mie personali rivoluzioni salutari in ordine cronologico sono arrivate in seguito a questo processo, effettivamente presumo di amarmi molto, ma mai abbastanza! 😉
    Cronologia delle presunte dipendenze escluse (lecite o no, restano dipendenze):
    GEN 2013 alchol (qualche birra consapevole con gli amici, niente di più);
    FEB 2013 sigarette (dopo circa otto anni di tentativi falliti per mancanza del giusto grado di autostima, le ho finalmente cessate di colpo);
    GIU 2013 putrescina,cadaverina (quelle che comunemente vengono chiamate “proteine nobili” della carne) e cioè carne;
    AGO 2013 cibi raffinati (la raffinazione grosso modo prevede la sottrazione dei nutrienti e successiva addizione di agenti chimici tossici, il perchè spero di non doverlo spiegare)
    SET 2013 caseina (proteina cancerosa oltre che provocante dipendenza psicologica, di gran lunga la peggiore dipendenza alimentare)

    Ma quello che più mi preme sottolineare e che tutte queste belle prese di coscienza, non avrei mai potuto realizzarle senza l’esclusione delle principali dipendenze psichiche: Chiesa e TV, rispettivamente 1994 e 2007)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...