Armstrong. L’Uci. Le coperture. I silenzi… e Pantani

pantani_marcoGià altre volte su questo blog avevo dichiarato tutto il mio amore sportivo per Marco Pantani. Impossibile per quelli che amano il ciclismo – ed erano adolescenti all’epoca in cui il Pirata vinceva ed emozionava – non ammirarlo.

Un’ammirazione che, nel mio caso, non è venuta meno neanche quel giorno a Madonna di Campiglio.

Che il ciclismo non sia uno sport pulito – e non lo sia mai stato – non mi faccio illusioni. Così come lo sono tutti gli altri sport a livelli professionistici. Se penso al calcio (sport strapopolare) non vedo come se ne possa fare a meno con carichi di lavoro che arrivano fino a 60 partite ufficiali ogni anno.
Che poi forse sarebbe il caso di non utilizzare più questo termine: “pulito”. Per come la vedo io se un qualsiasi sportivo usa delle sostanze dopanti non è “sporco”. Magari non corretto verso chi non le usa. Ma dire che una persona è “sporca” proprio non me la sento. Sa tanto di dito puntato e di morale. Di cui siamo tutti ben dotati… su ciò che non ci riguarda.

Probabilmente anche Marco Pantani aveva utilizzato sostanze dopanti. Lo avrà fatto, come lo facevano più o meno tutti. Anche quelli che ogni giorno si abbeverano al pozzo dell’ipocrisia.

Ma c’è sempre stato qualcosa di poco chiaro nell’esclusione di Pantani da quel Giro d’Italia del 1999. Troppo sciocco anche il motivo: l’ematocrito alto.
Nel corso degli anni si sono fatte strada anche ipotesi di un’esclusione combinata a tavolino. Strada questa che aprì anche Vallanzasca, al quale pare che in carcere fu proposto di scommettere su Pantani perdente quando ancora stava dominando quel Giro e che, dopo la morte del Pirata, ne informò la madre con una lettera. Lettera tuttavia mai approfondita dagli inquirenti.

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Qualche settimana fa Lance Armstrong ha ammesso davanti a Oprah Winfrey diessersi dopato in tutti i sette Tour de France da lui vinti. Ma non si è fermato solo a questo. L’Americano ha infatti dichiarato che l’Uci (Unione Ciclistica Internazionale) nel corso degli anni lo avrebbe sempre coperto.

“Amsterdam, 23 gen. – (Adnkronos/Dpa) – Nel 2001 l’Unione ciclistica internazionale (Uci) informo’ Lance Armstrong su alcuni valori sospetti evidenziati dai test antidoping. Il magazine olandese Vrij Nederland svela la politica adottata dalla federzione mondiale durante la presidenza di Hein Verbruggen, numero 1 dell’organizzazione dal 1991 al 2005. L’ex presidente ha sempre difeso pubblicamente il corridore statunitense che ha appena confessato l’uso di sostanze illecite durante la propria carriera. ”E’ stato difficile per me”, ha detto Verbruggen, costretto a gestire una situazione in cui ”si sa piu’ di quello che si puo’ dire. Ci sono domande, ma non ci si puo’ esprimere pubblicamente”. In linea di massima, Verbruggen ha difeso l’approccio soft della sua Uci: ”Si puo’ convincerli (i corridori, ndr) a non usare piu’ il doping o si puo’ non farlo”, ha detto a a Vrij Nederland. Il rapporto tra l’Uci e Armstrong e’ stato considerato a lungo ‘sospetto’ da chi ipotizzava un trattamento di favore per il ‘cowboy’. Ora, le ipotesi sarebbero almeno parzialmente confermate dai documenti a cui Vrij Nederland fa riferimento. Il materiale, si legge sul sito del magazine, dimostrerebbe che atleti e dirigenti venivano invitati nel quartier generale dell’Uci dove il responsabile medico, Mario Zorzoli, illustrava le strategie antidoping della federazione e forniva informazioni relative ai valori sospetti individuati. Gli ‘avvertimenti’, scrive ancora Vrij Nederland, non erano riservati solo ad Armstrong ma riguardavano anche atleti olandesi”.

A seguito delle dichiarazioni di Armstrong un po’ di giornali iniziano a occuparsi della vicenda. Tanto che qualche giorno dopo escono alcune agenzie, tra cui quella appena postata.

Da bravo giornalista ho imparato una cosa: bisogna investigare. E per iniziare una buona indagine non bisogna far altro che mettere assieme un po’ di notizie sparse, fare un collage di alcuni elementi che non sono mai stati chiariti fino in fondo, che lasciano aperti dubbi e interrogativi, tentando di capire se lì si può inserire una verità diversa da quella raccontata.

E nel caso Pantani di cose non chiare ce n’erano fin troppe già in passato. Oggi se possibile gli interrogativi aumentano. Ad iniziare da quello più semplice: perché coprire Armstrong e non Pantani, che a livello di marketing e visibilità per lo sport non era di certo secondo all’Americano?

Il problema di un bravo giornalista a volte è il fatto di non avere sufficienti risorse economico/finanziare per indagare. Il secondo problema è che spesso le Federazioni Internazionali sono peggio di una setta, chiuse in se stesse, omertose e difficilmente accessibili. Per questo il mio è più un appello per chi ha queste risorse. Anche se non è detto che mosso da follia non possa mettermi a capire qualcosa. Del resto, come in ogni indagine, basta partire da una persona per scatenare un effetto a valanga.

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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