Troppo tempo perso

Qualche tempo fa – credo un paio di anni ormai – lessi un libro. Come spesso accade per questo autore, le pagine sono accompagnate da una colonna sonora. Soprattutto blues. In questo libro invece di blues ce n’era ben poco. Quello che c’era erano i titoli e alcune strofe delle canzoni di un cantautore italiano.

Ce ne sono di sottovalutati. Accade soprattutto quando sono fortemente schierati. E quando vivono la loro arte senza voler stare al centro della scena.

Il libro che lessi era “la terra della mia anima” di Massimo Carlotto. Il cantante di cui le pagine erano zeppe è Ricky Gianco.

Uno di quelli che – non direi lo aveva sottovaluto, ma sicuramente tenuto in un angolo – è l’idiota che sta scrivendo, il sottoscritto.
Letto questo libro mi ripromisi di cercare qualcosa di lui. Ricordo che lo vidi per la prima volta nel 2002 al Villaggio Globale, centro sociale di Roma. C’era la festa de “il manifesto“, “la rivoluzione non russa“, e avrebbero suonato i Modena City Ramblers, la Nuova Compagnia di Canto Popolare e prima di loro un gruppo di Venezia (non ricordo il nome) con il quale Ricky cantava un paio di canzoni (credo ci fosse anche Maurizio Camardi, ma la mia memoria su questo è davvero piuttosto offuscata).
Comunque, dicevo della promessa che mi ero fatto e di cui tuttavia mi dimenticai. Così Ricky Gianco è rimasto in quell’angolo ancora per diverso tempo. Fino a quest’estate.

Nella mia libreria erano diversi anni che c’era un libro. Anche stavolta è di Massimo Carlotto, “le irregolari“. Ho sempre accuratamente tentato di non leggerlo. Sono troppo incline alla rabbia e alla giustizia, che qualcuno potrebbe scambiare per violenza. E ci sono cose che riaccendono con troppa forza questi due sentimenti. Questo libro sapevo che, potenzialmente, poteva essere una di queste cose. Così ho aspettato fino a questo mese di agosto quando, per il mio compleanno, mi sono regalato la sua lettura. Ora non voglio soffermarmici su, non è argomento di questo post (se volete potete leggere la mia recensione su anobii, link). La cosa importante è che nel libro ad un certo punto era trascritta una canzone di Ricky Gianco, Fango:

Questa canzone racconta la storia di uno che era giù, molto giù…
credo che più giù di così non si possa essere
e infatti Fango ebbe un padre negro e una madre pellerossa
l’una e l’altro lo lasciarono davanti a un portone
era l’università di Heidelberg, forse di Jena…
Un leggio ebbe per culla e un libro per la cena…

Quando fu più grandicello fece un salto a Leningrado
e si mise a lavorare in una fabbrica di sogni
lui voleva fare un uovo tutto rosso e levigato
ma in programma erano cubi con lo stemma dello Stato…

Sopra il muro di Berlino se ne stette appollaiato
aspettando che passasse un editore di memorie
passò invece una ragazza con il mitra tra le braccia
lui le sparse del profumo sui capelli sulla faccia

Quando arrivò in America lo beccarono all’istante
lo accusarono d’aver ucciso ben sette presidenti
Fango conservò la calma, disse: “Io non c’entro niente
ho ammazzato i re di Roma – i re di Roma solamente”.

E così lo torturarono con i ferri e con i vetri
con i fili con il gas con gli strumenti più segreti
ma lui continuò a sorridere e sparì tutto d’un tratto
perché Fango non smentisce la sua anima di spettro

Ora Fango è per la strada lungo i muri e nel quartiere
nelle culle dei bambini dorme, non si fa vedere
ma tu senti il suo calore sulla punta delle dita
Fango nasce nel tuo corpo e trasforma la tua vita.

C’è una strofa che mi è rimasta dentro, la seconda. Ci sono dei sogni in frantumi. Sogni che non erano della mia generazione. Sicuramente di quella di Carlotto e di Gianco. La mia è una generazione nata sulle ceneri di una sconfitta. Non è quella che ha perso. Il sogno probabilmente non ce l’ha mai avuto. C’è qualcuno che qui e lì ci prova, ma il rischio di risvegliarsi e trovarsi soli in una stanza è fin troppo reale. E/E’ presente.

Insomma, ho sentito tanta amarezza e tanta tristezza di fondo. La stessa che provo ogni volta che l’ascolto. Ma dato che questa tristezza è capace di smuovere il mio animo, ho fatto quello che avrei dovuto fare a suo tempo, ho trovato tutta la discografia di Ricky Gianco. Ora non mi resta che recuperare il troppo tempo perso.

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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