Salva i ciclisti

Rimbalza dalla Gran Bretagna un manifesto in otto punti.

La storia è semplice. Una giornalista del Times un giorno recandosi a lavoro è stata investita da un camion. Lei è in coma. I suoi colleghi, scioccati, non hanno voluto rimanere immobili. Negli ultimi 10 anni in Gran Bretagna sono morti 1.257 ciclisti. In Italia il doppio: 2556 morti.

Chiunque vada in bici, più o meno frequentemente, sa bene quali siano i pericoli. Personalmente avrò percorso non so neanche quanti kilometri in tutta la mia vita. Fortunatamente non ho mai avuto cadute eccessive. Fortunatamente non mi hanno mai tirato sotto.
Eppure, a volte ci penso, forse ora potrei non essere più qui.
L’anno scorso, uscendo da una rotatoria, forse intravedendo un fantomatico cordolo, un automobilista ha ben pensato di stringere la traiettoria. Sfortuna volle che al suo interno c’ero io in bici da corsa. Nonostante la mia frenata, all’altezza della sua ruota posteriore, la macchina ha toccato col mio manubrio. Il resto è accaduto poi in un istante. Non so bene come, quando ero al centro della mia corsia, diretto – in caduta – verso il senso di marcia opposto, sono riuscito a sganciare lo scarpino, a mettere a terra il piede e a darmi un contraccolpo che mi ha riportato dalla mia parte, in piedi!
Non ho avuto grande paura. Non ne avevo avuto tempo. Eppure se a mente fredda ci ripenso un po’ di brividi mi vengono. La mia caduta era indirizzata verso macchine che sopraggiungevano dall’altra parte. Se non mi si fosse sganciato lo scarpino avrei potuto sperare sono in prontezza di riflessi dall’altra parte.

Nota biografica per dire che non ci si può fare il segno della croce ogni volta che si va in bici. Che c’è necessità di intervenire e prevenire. Costruire piste ciclabili, certo. Ma anche educare al rispetto del ciclista.
Non è possibile morire mentre, vento in faccia, polmoni aperti, respiro affannato, si è nel pieno della vita!

Il manifesto:

1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.
2. I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati , ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.
3. Dovrà essere condotta un’indagine nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.
4. Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione.
5. La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida.
6. 30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.
7. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays
8. Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme.

Per seguire la campagna: facebook – twitter

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Quando avevo circa 16 anni smisi di giocare a pallone. Il mio desiderio era quello di fare ciclismo a livello agonistico. Purtroppo non fu possibile. Il motivo di questa mia scelta era semplicemente uno: Marco Pantani.
Ne ero innamorato. Se oggi amo il ciclismo è solo grazie a lui che, si potrà dire di tutto, non smetterò mai di ringraziare per questo.
Ieri erano otto anni dalla sua morte. Ricordo quel giorno come fosse ieri. E ricordo anche il vuoto che il pensiero di non vederlo più in bici mi lasciò.
Ancora una volta, ciao Marco!

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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Una risposta a Salva i ciclisti

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