L’impresa (ir)responsabile

Il titolo del post è anche un’omaggio ad uno dei più lucidi pensatori italiani, Luciano Gallino. L’impresa responsabile è infatti il titolo del libro – ahimé (e maledico quasi quotidianamente Einaudi per questo) fuori catalogo – nel quale l’autore intervista Adriano Olivetti, fondatore di quella che era, probabilmente, una delle imprese più grandi, importanti e innovative che la storia del nostro Paese abbia mai avuto.
Ma la Olivetti non fu solo un esempio di politica industriale. All’Olivetti si sviluppò un modello diverso di fare impresa. La missione di queste ultime non era solo quella di generare il maggior numero di profitti. Di creare plusvalore a favore dei padroni (perdonatemi questi due termini desueti). L’impresa aveva un valore e uno scopo sociale. L’impresa era e stava nel territorio e ripagava il territorio con il lavoro: un lavoro vero, sicuro, pagato, lontano dallo sfruttamento e dalla stupida leggenda della maggiore produttività da ricercare con un allungamento dell’orario di lavoro e con più bassi salari. Ma l’impresa non restituiva al territorio solo lavoro. Doveva offrire dell’altro. E quell’altro si chiamava cultura; si chiamavano piani territoriali per rendere bella e confortevole, oltre all’impresa, anche la città in cui questa viveva. Non a caso Adriano Olivetti, non viene ricordato solo come un grande industriale, ma anche come uno dei più lucidi uomini di cultura dello scorso secolo.
Tutto questo è raccontato in questo libro. Libro che forse varrebbe la pena di ristampare, per offrire alla discussione pubblica degli elementi di riflessione in più.
Elementi di riflessione che tornerebbero utili parlando di imprese irresponsabili (guarda caso un altro libro di Luciano Gallino). E di impresa irresponsabile in questi giorni ce n’è una: la Sigma-Tau di Pomezia.
Azienda storica del territorio, probabilmente l’unica rimasta di quelle che si stabilirono in questa parte d’Italia nella fiorente epoca della Cassa del Mezzogiorno. Un’azienda che ha restituito molto al territorio in termini di occupazione, molto meno in termini di piani territoriali e/o investimenti sulla città. Un’azienda in salute (stando a wikipedia il Gruppo Sigma-Tau ha raggiunto nel 2009 un fatturato di 616 milioni di euro), come lo sono tutte quelle del settore chimico-farmaceutico. Eppure a giugno qualcosa si è rotto. E’ morto Claudio Cavazza, colui che fu il fondatore e il presidente della Sigma-Tau. Una persona non poi così distante dall’idea di un’impresa con un ruolo sociale, al di là dell’aspetto dei profitti.
Ma si sa, non sempre le idee sopravvivono alle persone. E così, a poco più di cinque mesi dalla morte di Cavazza, la sua Sigma-Tau si trasforma in un’impresa irresponsabile. Prima era toccato ad alcuni dirigenti essere cacciati in malo modo a metà novembre. Ieri è arrivata invece la deflagrante notizia che tutti si aspettavano. Con una lettera inviata alla Rsu, l’azienda fa sapere di aver già avanzato alla Regione Lazio la richiesta di apertura della cassa integrazione straordinaria a zero ore, con eventualmente aggancio alla mobilità, per 569 dipendenti – tra cui 214 informatori scientifici e 355 dipendenti, un terzo del personale impiegato presso lo stabilimento di Pomezia.
Non è difficile intuire che in questa mossa possa esserci la volontà dei vertici aziendali di alleggerire la casa madre per renderla più appetibile ad eventuali nuovi proprietari/grandi azionisti. Del resto è quanto ci hanno mostrato nel corso degli ultimi anni numerose altre imprese irresponsabili.
L’azienda da parte sua giustifica la cosa parlando di crisi aziendale, di provvedimento necessario per evitare altri problemi e promettendo di non aver intenzione di delocalizzare la produzione e chiudere gli attuali stabilimenti.
Ma anche questa è una storia già sentita diverse volte, da diverse imprese irresponsabili, anche nello stesso territorio di Pomezia (è la mia famiglia c’è passata in prima persona).
La verità è quella di cui si parla quotidianamente. Ovvero che mai come in questo momento la distribuzione delle ricchezze è ineguale. I ricchi sono sempre più ricchi (e vogliono continuare ad accumulare ricchezze) e i poveri sempre più poveri (e con sempre meno possibilità di risollevarsi).
E di fronte a questa situazione fa ancora più male pensare che nel nostro misero Paese (misero nel senso culturale, politico e sociale del termine) di imprese responsabili e di intellettuali come Adriano Olivetti non ce ne siano più.

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I lavoratori della Sigma Tau hanno aperto un blog per raccontare la loro vicenda. Uno strumento diretto e autogestito da tenere costantemente sott’occhio (link).

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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