Se tutto è normale…

Forse le cose non si dovrebbero commentare a caldo ma, visto che la mia idea in queste tre e passa ore non è cambiata, è giusto farlo.

Una premessa necessaria. Chiunque va in bici, sia un professionista o un amatore, sa che ci si può far male. In bici a volte si cade. A volte ci si fa una risata sopra, altre volte ci si può scorticare, altre ancora farsi male sul serio.

C’è però modo e modo di andare incontro a questa sfortuna. Si può cadere perché si sbaglia una curva. Perché si sottovaluta il rischio. Perché si tocca la bicicletta davanti. In ogni caso si cade per colpa propria. O comunque, sono cadute che ci stanno nel momento stesso in cui si sale in bici.

Ci sono altre cadute invece che sono inaccettabili. Sono quelle provocate da automobilisti disattenti, incoscienti o, magari, solamente stupidi. Quando vai in bici ci sono delle volte in cui le macchine ti passano a 20 cm. e te pensi, «meno male che non c’era una buca e non ho dovuto scartare». Un pensiero fugace e, che, questo resta. Questo resta se quello non ti tocca e ti butta per terra. E di ciclisti toccati e buttati per terra ne conosco tanti. Alcuni si sono rotti il braccio, altri una clavicola.
A volte capita anche che l’automobilista non si fermi.

Ecco, questi sono gli incidenti inaccettabili. E che nulla hanno a che vedere con l’andare in bicicletta.

Per questo quanto avvenuto oggi al Tour de France mi ha profondamente sconvolto e lasciato letteralmente allibito. Vedere quella macchina che colpisce due ciclisti facendoli volare via è stato un qualcosa di indescrivibile. Pensare che Flecha e Hoogerland sarebbero potuti morire per qualcosa che con il ciclismo non ha nulla a che vedere non può lasciare indifferenti. Ed è per questo che mi hanno sconvolto ed allibito anche le reazioni della stampa. Mi sarei aspettato di vedere – almeno sui giornali sportivi – dei titoloni sull’accaduto, magari con il commento di qualche ciclista. Ed invece nulla. Nella stragrande maggioranza dei casi questo incidente viene messo sullo stesso piano della drammatica caduta di Vinokurov e Van den Broeck, e della lieve caduta di Contador. Per carità, anche la caduta dei primi due non può non lasciare sconvolti ma, come dicevo all’inizio, è una caduta che ci sta. Quando sei in discesa e vai giù a palla puoi cadere. E puoi rialzarti, come puoi rimanere a terra. Purtroppo Vino è rimasto a terra. Ma questa è una caduta da ciclismo. Che lo stesso kazako aveva sicuramente messo in conto dal suo primo giorno. Quella di Contador poi, è la classica disattenzione. E se non fosse un uomo di classifica, forse ci si sarebbe fatto una bella risata stasera con i compagni.
L’altra caduta non può dunque essere equiparata a queste due.

Durante la telecronaca si dava per scontato che la vettura e l’autista sarebbero stati allontanati dal Tour. Che forse tutte le vetture della televisione francese avrebbero subito delle limitazioni. Troppo poco, mi dispiace. Se questo incidente fosse accaduto sulla strada ad un amatore, l’autista sarebbe stato sicuramente denunciato. Questo è il minimo che mi auguro accada. La bicicletta è uno sport di fatica e uno sport pieno di pericoli. Introdurne altri che non gli sono propri è una cosa francamente inaccettabile. Ancor più nella corsa più importante (ma lo è ancora nei fatti?) al mondo.

Questa che segue è la foto di Hoogerland subito dopo la caduta, “adagiato” sul filo spinato con il paletto che ha abbattuto tra le gambe. Sotto il video dell’incidente.

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Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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