Ricominciamo? Si, ma stavolta che sia veloce!

Che significato avrà questo titolo? Un demente che parla con se stesso davanti allo specchio?

Che dire, demente probabilmente si. Ma non sono davanti allo specchio. E se proprio dobbiamo dirla tutta, non stavo neanche parlando, bensì pensavo tra me e me. Diciamo che è un patto siglato tra il mio corpo e il mio cervello, per spingere volontà e abnegazione e, spingerle per almeno un paio di anni. E in questo periodo, dove faccio tre cose impegnative, aggiungerne questa quarta, richiede proprio questo tipo di patto.

E qual è questa quarta cosa?

L’università! Mi sono laureato a marzo dopo diversi periodi di crisi. Prima volevo cambiare università andando a Bologna. Ma la mia famiglia è proletariato divenuto classe media (ma sempre più vicino al proletariato che alla borghesia) e quindi era una scelta troppo esosa da compiere. E lavorare per mantenere gli studi, si sa, non è mai una cosa semplice. Specie per chi ha la possibilità di studiare a Roma e quindi fare questo senza distrazioni. Poi ho passato il periodo Giurisprudenza. Amo il diritto e mi piace studiarlo. Capire le leggi, conoscerle, interpretarle. Nel mio percorso universitario avevo tre esami di diritto. Il primo, diritto pubblico, mi è valso un 25 con tanto malumore. La storia è questa e la regressione è fondamentale. A febbraio di non ricordo bene quale anno, feci un esonero scritto. Presi 20. Non avevo studiato praticamente nulla. Decisi così di non presentarmi all’orale. A luglio, dopo aver studiato a dovere, andai all’orale. E’ da far notare che per quella sessione (e per tutte quelle dopo) l’esonero scritto era stato cancellato. Non c’era più, si andava direttamente all’orale. Quattro domande. Quattro risposte. «Complimenti, si vede che ha studiato» mi disse il professore cui toccò interrogarmi. Aggiungendo, con mia grande perplessità «però non posso non tenere conto di questo venti dell’esonero». Senza dilungarsi in commenti e pensieri che affollarono la mia mente, la morale della favola fu il 25.
Tornando agli esami, il secondo fu invece diritto costituzionale e presi 28. Stesso voto per il terzo, diritto dei mezzi di informazione. E per uno come me, che non prende trenta perché da sempre, quando so di sapere una cosa mi concentro su altro, sono ottimi risultati davvero.
Comunque, troppi pochi esami mancanti alla fine della laurea e troppi pochi riconosciuti nel passaggio di facoltà quindi, alla fine, laurea in Scienze della Comunicazione.

Da questo si può facilmente intuire come, la specialistica, non fosse neanche contemplata. Ed invece ogni tanto accade che la gente cambi idea. Non so chi dicesse che solo gli stupidi non la cambiano mai (e non ho neanche voglia di cercarlo su google), ma so per certo che sono sempre stato d’accordo. Va detto a ragion del vero che a farmi cambiare idea è stato anche il corso di laurea in “Comunicazione e pubblicità per pubbliche amministrazioni e non profit” che sto scegliendo (ci sono davvero degli esami molto belli), oltre ovviamente alla mia costante voglia di capire e conoscere cose nuove. E si sa, per farlo spesso bisogna essere obbligati. Ed è lo stesso motivo che mi ha spinto a scrivere una tesi sulla “Teologia della Liberazione“. In quali altri casi avrei potuto leggere una decina di libri sull’argomento?
E qui si torna al titolo del post e quindi al patto tra corpo e cervello. Fare la specialistica a patto di laurearsi in tempi certi e brevi. Questo è il patto!
Una scelta demente mi rendo conto. Anche perché, come accennavo all’inizio, le cose da fare sono tante e mai lo studio potrà essere la mia unica attività. Ma ho voglia di impegnarmi. Così oggi pomeriggio, nonostante io debba recuperare qualche decina di ore di sonno e soprattutto abbia il bisogno di liberare il cervello dallo stato di overbug informazionale nel quale si trova, sono andato in biblioteca a studiare.
Avrei preferito andare all’Università degli Studi e delle Università di Pomezia che, avendo tutte le doti di un campus, ha dei bellissimi tavoli all’aperto e in mezzo al verde, ma c’era troppo vento anche solo per pensarlo.
Eggià, ho iniziato a studiare. Perché una persona normale, ancor più carica come lo sono io, si sarebbe concessa la giusta pausa, almeno fino all’inizio ufficiale dell’anno accademico. Ma io, di normale, non ho mai avuto nulla. Dunque la mia scelta è caduta su un cavillo burocratico che permette, dietro il pagamento di 150 € cadaesame, di anticiparne due rispetto all’iscrizione (i soldi saranno rimborsati al momento dell’iscrizione, salvo il superamento dell’esame in oggetto, mi sembra chiaro). A luglio sosterrò quindi il mio primo esame della laurea specialistica. La scelta è caduta su “Comunicazione ambientale e dello sviluppo sostenibile“. Oggi ho iniziato con lo studiare il primo dei tre libri “Manuale della sostenibilità” di Gianfranco Bologna, edito da Edizioni Ambiente.

Se avrete la pazienza di seguire questo blog con la giusta costanza ed io di continuare ad aggiornarlo con la stessa modalità slow, saprete se cuore e cervello hanno retto. Me lo auguro. Sarebbe un peccato il contrario.

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Prima di chiudere il post, una digressione e un P.S.

La digressione, una citazione dal libro che sto studiando. «Quando modifichiamo la biosfera in una qualsiasi direzione, allontaniamo l’ambiente dalla danza delicata della biologia. Quando distruggiamo ecosistemi e annientiamo le specie, degradiamo il più grande patrimonio che questo pianeta abbia da offrire e in tal modo minacciamo la nostra stessa esistenza. Non siamo scesi su questo mondo come esseri angelici. Né siamo alieni che hanno colonizzato la Terra. La nostra specie si è evoluta qui, una fra molte, nel corso di milioni di anni ed esiste in quanto miracolo organico, collegato ad altri miracoli organici. L’ambiente naturale che trattiamo con tanta insensata ignoranza e sconsideratezza è stata la nostra culla, il nostro asilo, la nostra scuola e continua a essere la nostra unica casa. Siamo profondamente adattati alle sue particolari condizioni, in ogni singola fibra del corpo e in ogni singolo processo biochimico che ci dà la vita. Questa è l’essenza dell’ambientalismo, il principio ispiratore di quanti si occupano della salute del pianeta. Ma non è ancora visione del mondo molto diffusa; evidentemente è ancora troppo poco persuasiva per distogliere molti dai diversivi prioritari dello sport, della politica, della religione e delle ricchezze personali». Wilson E. O., 1992 – The Future of Life – Alfred Knopf (ed. it., 2004 – Il futuro della vita – Codice Edizioni).

Il P.S. Per chi mi conosce, ma anche per tutti gli altri che dovessero passare di qui, nella foto sono più bianco del solito perché, sfortuna vuole, che stessi leggermente male. Raffreddato da fare schifo e imbottito di tachifludec da un paio di giorni prima per evitare il sopraggiungere della febbre.

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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2 risposte a Ricominciamo? Si, ma stavolta che sia veloce!

  1. nauram ha detto:

    Auguri per la laurea ed in bocca al lupo per il nuovo cammino intrapreso. L’aura

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