L’occasione colta…

In questo week-end a Roma si sta tenendo il “Salone dell’editoria sociale“.  Ed è da qui che sono di ritorno. Un piccolo spazio fatto di realtà di nicchia ma con produzioni letterarie che meriterebbero grande attenzione e considerazione. E a questo serve il Salone. «A rompere i recinti di un “sociale” spesso costretto nell’angusto ghetto degli “addetti ai lavori” o degli specialismi più o meno utili e per aprirlo ad una dimensione che investe le questioni di fondo dell’identità e della necessaria trasformazione della cultura e della società». Così si legge nell’introduzione.

Oltre all’esposizione di libri, di particolare interesse i dibattiti. Oggi ne ho seguiti tre: “Operai. Il mondo del lavoro al tempo della crisi“; “Le occasioni perdute. Il risorgimento e la resistenza, oggi“; “L’altra globalizzazione. Istruzioni per l’uso“. Altri due ne avrei voluti vedere, ma per ragioni di tempo e concomitanza ho dovuto rinunciare. Erano “Anche voi foste stranieri” presentazione del libro di Don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana e “Il destino linguistico italiano tra educazione e immigrazione“.

E’ in particolare il dibattito sulle “occasioni perdute” che mi ha lasciato più spunti di ragionamento. E non solo sulle occasioni perse in passato, ma su quelle che continuiamo a perdere. L’esempio più alto è forse l’imbarazzo che crea in alcuni il 150° anniversario dell’unità di Italia; un’unità per la quale tante occasioni si sono perse (il risorgimento, la resistenza, la repubblica) e tante si stanno perdendo.

Al dibattito hanno partecipato storici e scrittori. Cito tutti (i partecipanti) nell’ordine riportato nel programma: Andrea Bajani (scrittore), Maurizio Braucci (scrittore), Luciano Cafagna (storico), Annabella Gioia (storica, direttrice dell’Irsifar), Helena Janeczek (scrittrice), Mario Martone (regista e sceneggiatore), Lorenzo Pavolini (scrittore e giornalista) e Claudio Pavone (storico).

E’ stato quest’ultimo a parlare per primo delle “occasioni perdute”. Anche se non tutte sono sfuggite. La resistenza ha infatti impedito la continuità del fascismo. Del fascismo che il 25 luglio del ’43 aveva deciso di andare avanti senza Mussolini. E’ stata però incompiuta, e non perché avrebbe dovuto continuare con una rivoluzione, sottolinea Pavone, ma per l’eccesso di paure sulle riforme da fare; riforme che avrebbero potuto portare in Italia ad un radicamento maggiore della democrazia (e forse è un’occasione persa per fare anche l’Italia come dicevo poco più su).
L’occasione persa di cui parla Gioia è un’altra. La cosa più significativa del bienno ’43 – ’45 è forse stata l’uscita da una visione individuale per gettarsi in un’esperienza collettiva. In quel momento nacque un’altra Italia. Un Paese di chi non metteva più se stesso al primo posto. Un’esperienza che nel dopoguerra è andata affievolendosi. Le persone sono tornate nelle loro case, hanno rinunciato al dibattito pubblico. Questa è l’occasione persa della resistenza. Qui la Gioia ha citato una frase di Natalia Ginzburg tratta dal libro “Lessico Famigliare” che rivendica tutta l’amarezza di questo ritorno a se stessi. Una situazione che parla anche al nostro presente.
Ancora un altro tipo di occasioni perse sono quelle di cui ha parlato invece Pavolini; quelle di fare i conti con il proprio passato. Occasioni che lo scrittore ha potuto provare nella sue personale esperienza di vita. Il suo è infatti un cognome pesante. Suo nonno, Alessandro Pavolini, fu uno dei più alti esponenti del regime fascista, ministro della Cultura Popolare e segretario del partito fascista. Un personaggio di cui non si discuteva in famiglia, tanto che il giovane Lorenzo dovette scoprire chi era suo nonno dai libri di scuola. Un non fare i conto con il proprio passato che diventa vera e propria rimozione dell’accaduto con i pericoli che questa situazione comporta.
L’ultimo intervento è stato quello di Andrea Bajani, il quale più che soffermarsi sulle occasioni perdute si è incentrato sulla memoria. Una memoria che è una vera e propria coazione a dimenticare. E’ il ricordare tutto per dimenticare. Complice di ciò è l’anniversarizzazione della memoria che è come il promemoria del cellulare. Come lui suona per ricordarti che devi fare qualcosa, c’è qualcuno che ti ricorda che devi ricordare in un determinato giorno e momento. Poi per il resto puoi dimenticare.
Un discorso questo che si ricollegava a quanto detto dalla Gioia, in particolare sul fatto che la memoria prende sempre più il posto della conoscenza/coscienza storica. Due esempi ha portato su questo tema la storica: il giorno della memoria e la memoria delle vittime del terrorismo. Il primo si festeggia il 27 gennaio, giorno della liberazione di Auschwitz. Ma perché questo giorno e non il 16 ottobre, quando ci fu il rastrellamento del ghetto di Roma nel 1943? Per allontanare da sé il ricordo e la responsabilità (la coscienza) delle nostre colpe in quel capitolo buio della storia dello scorso secolo. Il secondo anniversario ricade invece il 9 maggio, il giorno del ritrovamento del corpo di Aldo Moro. Anche questa data ha una valenza ben specifica. L’uccisione di Moro riguarda infatti da vicino il terrorismo rosso. Ma non sarebbe stato più giusto – si chiede la Gioia – far cadere questo anniversario il 12 dicembre, giorno della strage di Piazza Fontana? Forse no. Questa riguarda infatti da vicino la storia stragista nera dove le responsabilità dello Stato non sono mai state chiarite. Meglio quindi optare per una data meno “problematica”.

Questi in breve alcuni dei passaggi che, più di altri, mi hanno offerto degli elementi di riflessione. Elementi che offro a chi fosse interessato.
Per il resto ho comprato un libro “Bosnia Express di Luca Leone, Infinito edizioni” e ne ho visti altri interessanti.
Il “Salone” è aperto anche domani, per chi volesse. Penso che un salto ce lo rifarò.

In mezzo a tante occasioni perse, questa è un’occasione colta. In più di un senso.

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Prima di chiudere vorrei lasciarvi con una bibliografia essenziale, emersa nell’incontro di cui ho parlato e ispiratami da altri che erano in programma.
– Lessico Famigliare, Natalia Ginzburg, Einaudi
– Dal Risorgimento alla Resistenza, Claudio Pavone, Edizioni dell’asino
– Un uomo, un partigiano, Roberto Battaglia, Il Mulino
– Ecologia dei poveri. La lotta per la giustizia ambientale, Martinez Alier Joan, Jaca Book
– Anche voi foste stranieri, Don Antonio Sciortino, edizioni La Terza

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Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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