Post-pensione

Oggi leggevo il “buongiorno” quotidiano di Gramellini sul sito de “La Stampa“. Lo riporto interamente.

Dalle prossime settimane, tramite il sito dell’Inps, anche i precari conosceranno l’ammontare dei contributi versati. Non potranno invece conoscere la loro pensione futura, come accade ai colleghi con il posto fisso. Un difetto del computer? No, una misura di ordine pubblico, ha ammesso con amara ironia il presidente dell’ente previdenziale: «Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati, rischieremmo un sommovimento sociale». E questo perché i para, anzi i paria-subordinati sono attesi da un assegno mensile molto inferiore al minimo. Non è gentile sbatterglielo in faccia, e per giunta con così largo anticipo. Si teme di demoralizzare il paziente o di procurargli un’ulcera. Peggio: di mettergli in corpo il desiderio di farla venire agli altri. Meglio procedere a una bella anestesia totale.

E di colpo si comprende quale delicata missione strategica svolgano le barzellette sconce, le pajate in piazza e le mille sciocchezze di pessimo gusto di cui è infarcita la politica di ogni giorno. Servono a far dimenticare la realtà. Questa, per esempio: che milioni di lavoratori guadagnano un para-stipendio e che da anziani riceveranno una para-pensione. Pur rientrando nella casella benedetta degli occupati. Ma occupati a para-vivere, senza la possibilità di progettare un matrimonio, un figlio, una vecchiaia decente. Solo allora, rigirandosi fra le mani rugose lo smunto assegno dell’Inps, si renderanno conto di essere stati fregati. E se la prenderanno con i barzellettieri che comanderanno in quel momento. Rimpiangendo, per amnesia, quelli di oggi.

Leggerlo mi ha riportato alla domanda che periodicamente mi pongo. Inutile dire che appartengo alla generazione dei post-pensionati; quelli che l’era della pensione la hanno superata e che, probabilmente, non ci andranno mai. O se ci andranno, lo faranno come descrive bene Gramellini.

Nonostante faccia parte di quest’era dei post-pensionati, da quando lavoro (ormai 4 anni), ogni mese verso la mia quota contributiva all’inps, circa 190 €.
Spesso si dice che con questi soldi io (persona), noi (giovani) paghiamo la pensione ai nostri genitori e i nostri nonni. Nulla di male penso io. Nulla di male finché anche i miei figli e i miei nipoti la pagheranno a me. Situazione spiacevole se invece io oggi pagassi la pensione ai miei genitori e in futuro, non raggiungendo i contributi, non ricevessi nulla in cambio dagli enti previdenziali.

Orbene, la domanda che mi pongo è: nel caso non raggiungessi la soglia minima contributiva per accedere ad un trattamento pensionistico (anche minimo), i soldi che sto versando mi saranno restituiti o li sto regalando allo Stato?

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Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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