L’architettura brucia

De André parlando di se stesso diceva di avere poche idee, ma in compenso fisse. In parte questa cosa vale anche per me. Con un’inevitabile premessa. Io ho tante idee. Molte sono fugaci. Quelle che restano diventano dei chiodi fissi.

L’architettura è un buon esempio. Da idea fugace si è trasformata in un interesse stabile. Non sono mai stato un grande studioso di arte. I quadri li ho giudicati sempre e solo in base alle emozioni che mi suscitano nel guardarli. Il periodo storico, la corrente artistica, il tipo di tecnica usata sono cose che lascio ad altri.
Forse è proprio per questo che ad oggi la mia attuale forma d’arte preferita è l’architettura. Intesa in un’accezione ampia del termine. Dalle costruzioni fino agli interni.
Le forme che disegnano, la capacità di spezzare con quello che c’è attorno senza tuttavia apparire fuori luogo e fuori tempo, sono senza dubbio quello che mi appassiona di questa forma d’arte contemporanea.
Fosse per me completerei il Colosseo con tecniche di costruzione moderna. Chissà cosa verrebbe fuori?!
Una passione nata anche grazie ad un esame di antropologia culturale e all’ineguagliabile prof. Canevacci, altrimenti definito da suoi più conservatori (o forse normali) colleghi “postmoderno del cazzo“. Studioso dei sincretismi non poteva che occuparsi di uno dei sincretismi per eccellenza, quello della città dove vivono costruzioni di ogni epoca storica, spesso una accanto all’altra. E di esempi ce ne sono tanti. Uno proprio nei pressi della facoltà. In quella Piazza Fiume al cui centro c’è una costruzione, sembrerebbe medievale, circondata da palazzi tipici della borghesia di inizio ‘900.
Un’architettura che brucia.
Leggo in un suo libro: “e quando l’architettura brucia, lo stesso concetto di società diventa cenere. Ai movimenti della società servivano edifici solidi. Identitari. Dialettici. Centrali. Ora tutta questa solidità si è incenerita nell’aria perché l’architettura brucia. I nuovi architetti che hanno dissolto lo stile citazionista postmodern (“rebels against soffocation and uniformity”) sono quelli che intrecciano body-language, web-technologie, avatar-identità immaginando un’architettura non più legata alla solidità euclidea e storicista, bensì al movimento: i movimenti fatti i i-skin, translucenti sprawl, highways foranti…“.

Questo è anche un po’ il motivo per cui imbattendomi in alcune opere d’arte architettoniche resto piacevolmente conquistato.
Cosa accaduta anche in questi giorni. Trovandomi di fronte alle foto della neo casa dello studente costruita a Le Havre in Francia non ho potuto che constatare genialità di opera e artista. Una soluzione architettonica e abitativa basata sul recupero di vecchi conteiner del porto organizzati a creare un alveare dove giovani studenti sciameranno succhiando cultura invece che polline.
Spazi interni organizzati alla perfezione in nome dell’autosufficienza. Insomma, mi segnerei all’università di Le Havre solo per vivere in una di queste stanze.

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Informazioni su andrij83

Complesso, incantevole, difficile. Ma anche autoritario, arrogante, cinico, megalomane tendente all'egocentrico e un po' stronzo.
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